Turismo da pigmei o pigmei del turismo?

Turismo da pigmei o pigmei del turismo?

I nuovi cartelli turistici viterbesi sono lì, da circa un anno, a dare spiegazioni e raccontare la città. E tante volte ci è capitato di trovare turisti piegati al loro cospetto. Inizialmente siamo stati portati a credere che si stessero "piegando" dalle risate per la tradizione in inglese.

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Non ce ne vogliano i gloriosi pigmei se li abbiamo scomodati per parlare di turismo a Viterbo. Ci serviva di coinvolgere un “gruppo etnico” con la caratteristica tipica della bassa statura per sottolineare l’assurdo dei cartelli della nuova, e sottolineiamo nuova, cartellonistica turistica acquistata da Palazzo dei Priori. E loro calzavano a pennello, con le loro dimensioni sotto il metro e cinquanta.

I nuovi cartelli turistici viterbesi sono lì, da circa un anno, a dare spiegazioni e raccontare la città. E tante volte ci è capitato di trovare turisti piegati al loro cospetto. Inizialmente siamo stati portati a credere che si stessero “piegando” dalle risate per la traduzione in inglese. Questione che già ha reso alla città un bel quarto d’ora di celebrità su stampa e telegiornali nazionali.

Poi ci siamo avvicinati di persona e sperimentato cosa prova un turista. Leggero mal di schiena, perdita di una diottria, rischio di strappo di qualche abito se particolarmente stretto. Le scritte dei cartelli infatti sono ad altezze incredibili. Forse progettate avendo come riferimento appunto i pigmei. Oppure sono venute fuori così perché il Comune di Viterbo non è proprio un gigante in fatto di organizzazione del turismo? Può essere. Invitiamo gli antropologi mondiali a capire se gli amministratori viterbesi possono essere inquadrati nella grande famiglia dei pigmei, come “pigmei del turismo”. Intanto tentino di capirlo i viterbesi.