Grazie migranti, ci state facendo vedere cosa siamo diventati

Grazie migranti, ci state facendo vedere cosa siamo diventati

Chi va in strada e butta fuori la propria rabbia sui migranti sbaglia bersaglio. Colpisce le pecore perché è più facile del colpire i leoni. Non c'è dignità in questo. C'è viltà. La viltà di essere forte con i deboli e debole con i forti.

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Questione migranti, al tempo stesso totem e tabù anche in terra di Tuscia. Ci sono quelli che a parole gli darebbero anche il proprio letto e quelli che, sempre a parole, sarebbero pronti a innalzare muri per scongiurare “l’invasione”. Ognuno di noi conosce appartenenti ai precisi gruppi estremi che abbiamo menzionato. E magari sa pure che alcuni dei primi quando si trovano davanti al supermercato un nero che chiede “un euro per mangiare” tirano dritti e qualcuno dei secondi si ferma e magari gli chiede anche da dove viene. Bizzarrie umane.

Ma tutto questo è poco più che colore. Il tema è di quelli seri e scottanti, parecchio. Soprattutto perché l’Italia ha smesso di essere la terra dell’oro, ammesso che lo sia mai stata. E ci sono tanti cittadini (il termine indica uno status e nella categoria sono da intendere tutti quelli che hanno cittadinanza italiana, indipendentemente da colore della pelle, religione o altro) che non “campano” più. Molti genitori che si trovano i propri figli, sulla soglia dei quarantanni, ancora a dormire in cameretta perché disoccupati. Tanti trentenni-quarantenni che non mettono su famiglia perché non hanno casa né lavoro. Tutto questo malessere toglie lucidità e prospettiva. E’ umano, è inevitabile. E’ ipocrita chi non vuole prenderne atto.

Chi si trova in questa condizione è maldisposto ad affrontare il tema dell’accoglienza. Perché in un ragionamento pesantemente materiale l’accoglienza ha dei costi e comporta spendere denari pubblici. Denari pubblici che se finiscono in questa emergenza non vanno da altre parti. Questo è lapalissiano. Ora però la questione è un’altra: la necessità di una spesa pubblica per l’accoglienza.

La questione dell’accoglienza è una problematica che ci arriva tra capo e collo. Gli sbarchi di disperati sulle coste dell’Italia sono un dato di fatto. Non è questione di essere o non essere d’accordo. Gli arrivi ci sono e le persone devono essere gestite. Ergo il problema c’è e va gestito, questo rende necessario allocare risorse misurate per fare fronte.

Quindi accogliere non è una scelta ma un dettato dei nostri giorni. L’alternativa non esiste, a meno che non si voglia sprofondare nella barbarie e tirare fuori frasi che non fanno onore a nessuno. Del tipo: “lasciamoli annegare in mare” e robe simili. Frasi che magari qualcuno pronuncia anche perché arrabbiato ma difficile pensare che se si trovasse con una barca in mezzo al Mediterraneo lascerebbe morire annegato anche un cagnolino, figuriamoci una persona. Magari una donna o un bambino.

Ora visto che il problema esiste sarebbe cosa sensata abbassare i toni, riflettere e cercare di lavorare e spingere affinché venga data la migliore soluzione possibile. Purtroppo i cittadini su questo tema sono lasciati allo sbaraglio e in preda alle facilonerie sciocche. Mancano intellettuali di riferimento capaci di indicare una prospettiva sensata. Manca una classe politica e quindi partiti capaci di farlo. Questo perché la politica in Italia è forse morta, sicuramente infartuata a causa di tante persone che guardano ai partiti come taxi personali e che hanno smesso di fare politica occupandosi h 24 a come rimanere il più possibile a bordo. Così questi aspiranti passeggeri del taxi sono magari invogliati a cavalcare gli slogan semplici del “padroni a casa nostra” perché diventa facile trovare masse disposte ad ascoltare e a spalancarti la porta del taxi. Peccato che una volta a bordo nessuno di questi signori avrà intenzione di tentare una soluzione vera dei problemi.

Perché “padroni a casa nostra” può essere una frase anche bella. Significa sovrani di decidere e di disporre. E chi è “padrone a casa sua” vuole una bella casa, dove tutto funziona al meglio. Un ambiente pulito, ordinato e accogliente. Dove regni la moralità, l’umanità e sicuramente anche la solidarietà e l’aiuto dei più deboli. Uno davvero “padrone a casa sua” punta a questo. Altrimenti non è un padrone ma uno schiavo incatenato da paure e sentimenti antisociali e incivili.

Guardare alla situazione dei migranti da questa consapevolezza può aiutare. Le comunità dovrebbero essere indirizzate e coinvolte ad affrontare la problematica. Cosa che nessuno fa e questo vuoto genera mostri. Se i nostri territori fossero davvero controllati, davvero sicuri, davvero tenuti in considerazione nessuno potrebbe avere paura o nulla da dire sull’arrivo di gruppi di migranti. E’ lo stato d’abbandono in cui si trovano i territori, è l’assenza delle istituzioni, l’inconsistenza dei rappresentanti politici dei territori e l’imbarazzante inadeguatezza dei partiti a trasformare in un dramma l’arrivo di qualche decina di rifugiati.

La gente sta male e ha paura. Il malessere e la paura c’è già. La rabbia e l’incazzatura per come vanno le cose c’è già. Gli immigrati offrono lo specchio per farla venire fuori. E il tutto è imbarazzante, per certi aspetti anche ridicolo.

Servono leggi ben costruite per regolare l’immigrazione. Servono parole chiare per far capire alle persone che non è in atto un’invasione. Occorrono fatti per dimostrare ai cittadini che non sono soli e che le istituzioni, gli enti, le associazioni del territorio lavorano per costruire occasioni di sviluppo e lavoro. E’ urgente che alle persone si mostri che il sistema è serio e che chi lavora alla Asl e si comporta da furbetto del cartellino va a casa davvero. Che non serve fare la tessera del partito per ricevere qualcosa, che non occorre entrare nel Palazzo per finanziare i propri amici e gli amici degli amici. A spese di tutti.

Chi va in strada e butta fuori la propria rabbia sui migranti sbaglia bersaglio. Colpisce le pecore perché è più facile del colpire i leoni. Non c’è dignità in questo. C’è viltà. La viltà di essere forte con i deboli e debole con i forti.

E’ dura affrontare questo tema. E’ naturale farsi dei nemici. Credo fermamente che i flussi migratori vadano gestiti con leggi giuste e che l’Italia non può spalancare le porte a tutta l’Africa, perché sarebbe un grave errore. Credo però che la questione dovrebbe essere affrontata in maniera seria e non nel caos delle ideologie, delle prospettive da quattro soldi e nelle chiacchiere da bar. Constato che questo territorio, come forse purtroppo gran parte dell’Italia, non ha più intellettuali, forse neanche giornalisti, sicuramente non ha più partiti e politici. Sembra ormai di stare al circo Barnum e lo spettacolo non è più neanche un granché. Grazie ai migranti che ci stanno permettendo di mettere in evidenza questo. Se riusciremo ad aprire davvero gli occhi su cosa siamo diventati ci avrete fatto un grande dono.

Decarta racconta la Tuscia