“Conoscere il passato, per comprendere il presente e preparare l’avvenire”

“Conoscere il passato, per comprendere il presente e preparare l’avvenire”

25 Aprile. Una data che racconta tanti mondi, un crocevia di storie e un momento che segnò la storia dell'Italia. I vincitori e i vinti. I torti e le ragioni degli uni e degli altri. La vittoria di un mondo sull'altro. La fine di una dittatura, di una guerra e l'inizio della Repubblica. Non perfetta, certo. Ma bella. Mai più l'Italia è stata così bella come nei mesi dell'Assemblea Costituente.

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25 Aprile. Una data che racconta tanti mondi, un crocevia di storie e un momento che segnò la storia dell’Italia. I vincitori e i vinti. I torti e le ragioni degli uni e degli altri. La vittoria di un mondo sull’altro. La fine di una dittatura, di una guerra e l’inizio della Repubblica. Non perfetta, certo. Ma bella. Mai più l’Italia è stata così bella come nei mesi dell’Assemblea Costituente.

Il 25 Aprile fu la nascita di un nuovo Paese. Con tutti i dolori, i traumi, anche le cose brutte. “Conoscere ciò che è vivo in noi del passato aiuta a comprendere il presente e a preparare l’avvenire”. Questa frase di Luigi Einaudi dice tutto. Decisi, nella mia vita da studente, di stamparla all’inizio della tesi di laurea sui sistemi di potere. Per un anno intero studiai il fascismo italiano. In tanti suoi aspetti e meccanismi. Dalla costruzione del consenso ai perché del suo successo.

Le risposte migliori ritenni di trovarle in un libro dal titolo ‘Il fallimento del liberalismo’ di Roberto Vivarelli. L’esclusione, l’arroganza di un ceto politico italiano elitario, in qualche modo la casta furono all’origine del fascismo. Una casta incapace di dare respiro vero al liberalismo, unico sistema politico incardinato sulle libertà umane. 

Fu proprio la frustrazione originata da quella classe politica, insieme a una certa consapevolezza sul potere che la prima guerra mondiale aveva insegnato a tutte le classi sociali nel “battesimo del fronte” a fornire il brodo di coltura del tutto. In questi elementi trovò nutrimento il Cesare Benito Mussolini. “L’uomo pronto a combattere per migliorare le condizioni di chi non era considerato”. Mussolini considerò le masse e le masse considerarono Mussolini, disprezzando sempre più il Parlamento e chi ci stava dentro.

C’è un pensiero, illuminante, che taglia come un rasoio decenni di storia e esce fuori subito dopo la guerra. Subito dopo il 25 Aprile. E’ quello che cammina con la carne di Norberto Bobbio. Del pensiero di Bobbio c’è una parte che chi si avventura nella politica moderna e nelle sue sfide dovrebbe rileggere ogni sera. E’ il discorso sulla libertà: libertà da e libertà di. Perché non basta riconoscere la non oppressione (libertà da) per concretizzare le libertà dell’uomo ma la politica è chiamata a sostenere l’uomo nella costruzione delle sue libertà.

Non basta dire “nessuno ti vieterà di parlare liberamente” se poi non si creano anche le condizioni per concretizzare la libertà di parlare. Costruire la libertà di “istruirsi”, di “curarsi”, “di avere un futuro”, “una dignità”, “una famiglia”, “una casa” sono tutte libertà che passano per l’azione politica. Che deve non solo eliminare le oppressioni dirette ma anche generare le condizioni per cui le libertà dell’invidio possano esprimersi. L’assenza di lavoro di questi anni infatti è particolarmente pericolosa oltre che ingiusta perché rischia di minare tutto.

Dalla negazione di queste libertà paradossalmente il fascismo trovò alimento e diede scuole, lavoro, cure, pensioni. Fu una reazione a un quadro politico liberale fallimentare. Si rivelò poi autoritarismo, andando a stroncare le libertà, non tollerando opposizioni, imbarcandosi nello spirito nazionalista e guerrafondaio di quei decenni.

Così la libertà trovò gli uomini della Resistenza e camminò insieme a loro. Da quel nuovo vento di libertà nacque la Repubblica e la Costituzione. E i costituenti erano perfettamente consapevole del peso che una classe dirigente porta sulle proprie spalle e dell’importanza di lavorare per dare ai cittadini la possibilità di realizzarsi. Oggi viviamo tempi che ripropongono, a occhi attenti, queste dinamiche appena descritte. 

Auguro a tutti di vivere un 25 Aprile pensando al domani, con la consapevolezza di ciò che è stato ieri e del perché è stato. Coltivando il tesoro della memoria autentica. Solo una consapevolezza storica, non cieca o ideologica, può ridare la giusta luce a questa festa. Senza fanatismi, senza esaltazione e offesa dell’altra parta. Perché la libertà vera non è mai fanatica, non è mai ideologica, non è mai feroce con i vinti. 

 

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