Aliante della Tuscia – “Case-ponte”, profferli e magie architettoniche. Viaggio a San Pellegrino

Aliante della Tuscia – “Case-ponte”, profferli e magie architettoniche. Viaggio a San Pellegrino

Questa settimana Aliante della Tuscia ci porta alla scoperta di uno dei quartieri medioevali meglio conservati e più suggestivi d'Europa: San Pellegrino a Viterbo. Ecco un viaggio tra "case ponte", profferli e fontane.

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Questa settimana Aliante della Tuscia ci porta alla scoperta di uno dei quartieri medioevali meglio conservati e più suggestivi d’Europa: San Pellegrino a Viterbo. Ecco un viaggio tra “case ponte”, profferli e fontane.

Passeggiare per le viuzze, i vicoli e le piazze del quartiere di San Pellegrino è come fare un salto indietro nel tempo e trovarsi per incanto in una città italiana durante il Medioevo.

Nonostante i molti secoli trascorsi, esso continua a rappresentare indubbiamente uno dei siti medievali più belli e ben conservati d’Italia. Da queste parti quasi tutto è rimasto intatto: torri, loggiati, balconi, cortili, palazzi nobiliari e persino i noti profferli, caratteristici dell’architettura domestica viterbese del XIII secolo, ossia scale esterne addossate al muro che permettono l’accesso dalla strada al piano superiore degli edifici.

Il tipo di urbanistica, comune a quello che ha caratterizzato la città tra l’XI ed il XII secolo, presenta essenzialmente edifici costruiti direttamente sul tufo, senza fondamenta, che si innalzano su uno o massimo due piani con un seminterrato scavato nella pietra litoide, attraverso la sovrapposizione di blocchi squadrati rozzamente, ad eccezione di quelli che inquadrano le porte e le finestre che presentano invece un taglio più preciso e una forma più regolare.
Un’altra tipologia di residenza è la casa a ponte che unisce due edifici separati da una strada all’altezza del primo o del secondo piano, creando suggestivi passaggi coperti. Non mancano le altissime torri, tipico elemento di difesa e di avvistamento del nemico durante il medioevo.

Senza ombra di dubbio, asse del quartiere è Via San Pellegrino che lo attraversa interamente e al centro del quale è stata realizzata Piazza San Pellegrino, uno degli ambienti più caratteristici e suggestivi della città che deve il nome alla piccola chiesa che su essa è stata edificata.

Due lati della menzionata piazza sono occupati dal magnifico Palazzo degli Alessandri che nel 1251 stava per essere distrutto dai rivali di questa famiglia (i Tignosi e i Cocco), se non fosse intervenuto papa Innocenzo IV in persona.
Dietro il palazzo, la Torre Scacciaricci (casa-torre a quattro piani) completa questo scorcio veramente unico.

La costruzione del Palazzo degli Alessandri, che domina e caratterizza la piazza, risale alla prima metà del XIII secolo, quando Viterbo stava attraversando un periodo di notevole sviluppo economico e l’aristocrazia locale commissiona nuove ed importanti dimore.

Esso presenta un’interessante variante del tipico profferlo viterbese, che invece di essere costruito all’esterno del palazzo, come avviene nella consueta e diffusa tipologia, è realizzato all’interno del muro perimetrale dell’edificio.
Attualmente il palazzo viene utilizzato perlopiù per esposizioni artistiche temporanee.

La Chiesa di S. Pellegrino, che si affaccia sull’omonima piazza, già menzionata in un documento databile alla prima metà dell’XI secolo, è stata ricostruita nel 1889. Colpita dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale nel 1944, venne riaperta al culto nel 1951.

Si può accedere al quartiere di San Pellegrino da Piazza San Carluccio, originariamente Piazza San Salvatore, dal nome di una piccola chiesa della quale però oggigiorno non vi è rimasta più alcuna traccia. Essa è a pianta rettangolare, chiusa su due lati da mura perimetrali, per un tratto merlate.

Nella piazza, all’inizio di Via San Pellegrino, troviamo una fontana a vasca quadrangolare risalente al XIII secolo. Su di essa è raffigurata la testa di un leone, nelle cui fauci è innestato il bocchettone, e sono scolpiti due stemmi: uno della famiglia Gatti, caratterizzato da quattro bande orizzontali; l’altro, invece, appartenente alla famiglia degli Anguillara, recante due anguille incrociate.

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