Osservare i fulmini e i comportamenti del tempo, osservare gli uccelli e studiare l’anatomia degli animali. Osservare i fenomeni naturali non per predire il futuro o per dominare la magia elementale, ma per conoscere quella cosa che, col tempo, avrebbe sempre di più rassomigliato alla moderna scienza.

Oggi Aliante della Tuscia ci porta alla scoperta delle radici di un gesto ancora oggi protagonista nella nostra quotidianità. Le coccole arriverebbero addirittura dal tempo degli etruschi.

Questa settimana Aliante della Tuscia ci porta alla scoperta di uno dei quartieri medioevali meglio conservati e più suggestivi d'Europa: San Pellegrino a Viterbo. Ecco un viaggio tra "case ponte", profferli e fontane.

Nello Zodiaco etrusco i dodici settori zodiacali avevano molteplici simboli corrispondenti. Se pensiamo, a esempio, al segno dell’Ariete, si tendeva a rappresentare questo anche mediante un cervo. Così il Toro si vedeva ugualmente rappresentato da una lepre, un Minotauro, un toro alato.

Questa settimana Aliante della Tuscia ci porta nel capoluogo, a seguire le orme dell'uomo che in maniera profonda ne ha segnato la storia: papa Alessandro IV. Viterbo ha meritato l’appellativo di “Città dei Papi” in quanto sede del papato per ben ventiquattro anni, dal 1257 al 1281

All’epoca del ritrovamento della cripta, al di sotto della chiesa di Santa Maria, si pensava di poter rinvenire le spoglie dell’Ultimo Gran Maestro templare.

Città dalle tante sfaccettature, tra un ricordo e l’altro, lungo le orme della storia che ne ha scritto il divenire. Prima patria dei Rasenna, poi terra di conquista per gli antichi romani e per finire centro nevralgico della logistica templare. Viterbo e la Tuscia furono il luogo mitico dove si celarono i corsi d’acqua del leggendario Fanum Voltumnae, il bosco sacro degli Dei Etruschi.

Un gioco sommerso di interessi politici, un legame con l’ala più spietata della lobby romana Medioevo

Nell’antica Roma, come in altri popoli antichi, si era soliti ingraziarsi le divinità declamando dei versi poetici che evocassero una sorta di rito apotropaico. Una sorta di scaramantica prestazione teatrale, dalle grottesche forme, che sfocerà poi in quella che sarà la drammaturgia latina.

Il nocciolo era considerato anche simbolo di fertilità e nella cultura celtica veniva usato come buon auspicio per il prosieguo della prole. Il numero nove è molto caro alla tradizione religiosa celtica, infatti compare anche nel mito di Cormac e Manannan.

















