
Nell’imponente e maestosa possanza delle vallate corchianesi, le Forre, trova il suo naturale sviluppo il nocciolo. Una pianta dalle straordinarie proprietà mistiche e dal leggendario significato esoterico, la quale si nutre del microclima delle Forre ed offre il suo legno per la realizzazione di straordinarie sculture.
Nell’Esodo della Bibbia, cap 7, 9-20, si narra che Mosè brandì un bastone di nocciolo per affliggere gli Egizi con le famose sette piaghe e per aprirsi un varco nel Mar Rosso. Certo è che, se Mosè poté avvalersi del favore dell’intervento di Dio, non può negarsi che il legno di questa pianta sia stato caro anche ad altre tradizioni mitiche. Sembra essere stato fatto proprio di nocciolo, infatti, il “caduceo”; bastone simbolo di Mercurio Dio della medicina.
I Celti e i Druidi si servivano del nocciolo per farne delle bacchette magiche, i primi, e delle tavolozze divinatorie i secondi. I rametti biforcuti, con cui l’antica tradizione rabdomante si adoprava nella ricerca dell’acqua, erano solitamente di nocciolo. A questa straordinaria pianta, che popola il territorio dell’Agro Falisco, viene riservato l’onore di poter rivelare la verità; in quanto albero della saggezza dal potere predittivo.
L’antica tradizione celtica irlandese vedeva il nocciolo sorgere nei pressi della mitica sorgente di Connle, dove si diramavano i nove noccioli dell’arte poetica. Secondo la tradizione chi ne mangiava i frutti, il cui guscio protettivo della parte interna rappresentava l’involucro dell’anima, acquisiva il dono della saggezza e della dialettica. Estrapolando il frutto interno dal suo guscio, era come rimuovere la coltre dell’anima e liberare così l’essenza della sapienza.
Il nocciolo era considerato anche simbolo di fertilità e nella cultura celtica veniva usato come buon auspicio per il prosieguo della prole. Il numero nove è molto caro alla tradizione religiosa celtica, infatti compare anche nel mito di Cormac e Manannan.
Quando Cormac giunse presso la fortezza di Manannan vi trovò quattro case ed un pozzo (che in altre leggende è la sorgente di Connle). Da questa sorgente, o pozzo, sgorgava acqua che confluiva in un fiumiciattolo a cinque diramazioni, dove nuotavano cinque salmoni. La sorgente, con il relativo fiumiciattolo, erano circondati da nove noccioli ed i salmoni si nutrivano delle sole nocciole che da questi alberi cadevano.
I pesci, nutrendosi dei frutti del nocciolo, ne assumevano le caratteristiche divine e lasciavano galleggiare i gusci a pelo d’acqua lungo i cinque fiumiciattoli. Fu così che dunque Cormac, bevendo dalle assunse i benefici della sapienza e sella saggezza. Manannan spiegò lui che quei cinque corsi d’acqua erano in realtà i cinque sensi e che le proprietà magiche di quei frutti si erano trasmesse all’acqua conferendo lui un grande dono.
Non a caso, sembrerebbe che per raggiungere la maturità, un nocciolo impieghi proprio nove anni e questo numero è infatti associato, tra l’altro, alla Dea celtica Danu.


















