
Questa settimana Aliante della Tuscia ci porta nel capoluogo, a seguire le orme dell’uomo che in maniera profonda ne ha segnato la storia: papa Alessandro IV.
Viterbo ha meritato l’appellativo di “Città dei Papi” in quanto sede del papato per ben ventiquattro anni, dal 1257 al 1281. La decisione presa da papa Alessandro IV di trasferire la Curia Romana a Viterbo nel 1257 è stata dettata essenzialmente da ragioni di carattere politico e militare; quello, infatti, era il periodo della crisi tra papato e impero e delle lotte tra guelfi e ghibellini.
Scegliere il capoluogo della Tuscia come residenza dei papi testimonia senza dubbio il prestigio che la città aveva acquisito in quel preciso contesto storico. Dopo Alessandro IV, decisero di rimanere a Viterbo i papi Urbano IV, Gregorio X, Giovanni XXI, Niccolò III e infine Martino IV, il quale volle trasferirsi a Orvieto nel 1281.
Nato nel 1199 Rinaldo dei Signori di Jenne (nel territorio di Subiaco) papa Alessandro IV, era membro di una delle più ricche e importanti famiglie della regione. Per diversi anni fu canonico della cattedrale di Anagni, riuscendo nel frattempo a terminare gli studi presso l’Università di Parigi conseguendo il titolo di magister.
Solo nel 1227 apparve nella piena luce della storia, quando lo zio Ugolino di Anagni (divenuto papa Gregorio IX) nominò Rinaldo cardinale diacono di S. Eustachio; titolo che mantenne fino al 1232, allorché divenne vescovo di Ostia. In questo lasso di tempo, su incarico del papa, riuscì a riportare la pace tra nobili e popolo in Anagni e a risolvere alcuni controversi attriti locali sorti in Viterbo.
Nonostante la sua età avanzata, nel 1254 Rinaldo venne eletto all’unanimità papa a Napoli, assumendo il nome pontificale di Alessandro IV, probabilmente in ricordo di Alessandro III, a cui la sua famiglia doveva alcuni feudi.
Sin dall’inizio del suo pontificato, egli dimostrò di possedere grandi doti di mecenatismo volendo circondarsi dei più illustri saggi e teologi della sua epoca quali: San Tommaso d’Acquino, San Bonaventura da Bagnoregio e Sant’Alberto Magno protettore degli scienziati.
Il pontificato di Alessandro IV oggi viene ricordato soprattutto per i numerosi tentativi di riunificazione della Chiesa Cattolica con la Chiesa Ortodossa, i quali ebbero un significativo successo non solo per il riavvicinamento con la Chiesa Maronita, ma anche per l’istituzione dell’inquisizione in Francia e per il tentativo, seppur non raggiunto, di organizzare una Crociata contro i Tartari.
Nel 1256, d’accordo con il cardinale Riccardo Annibaldi, attraverso la bolla “Licet Ecclesiae catholicae”, realizzò quella che è stata poi definita la “Grande Unione”, confermando l’aggregazione degli Eremiti di Giovanni Bono (regola agostiniana), degli Eremiti della Tuscia, degli Eremiti di San Guglielmo (regola benedettina), degli Eremiti di Brettino (regola agostiniana), degli Eremiti di Monte Favale (regola benedettina) e di altre congregazioni minori, nell’Ordine degli Eremitani di Sant’Agostino.
Il 4 settembre 1258 dette inizio al processo di canonizzazione di Santa Rosa da Viterbo, dopo aver riesumato il suo corpo incorrotto nella nuda terra e averne ordinato la traslazione dalla chiesa di Santa Maria in Poggio (sita in Piazza della Crocetta) al monastero di San Damiano, divenuto poi il monastero delle Clarisse.
Alessandro IV muore il 25 maggio del 1261 a Viterbo, in cui qualche anno prima aveva prudentemente trasferito la Sede Pontificia, nel timore delle persecuzioni e delle sommosse che in quel momento storico stavano opprimendo la Chiesa di Roma.
Per queste stesse ragioni, dopo la sua morte, al fine di evitare profanazioni e saccheggi, le sue spoglie furono nascoste all’interno della cattedrale di San Lorenzo a Viterbo, dove a tutt’oggi si pensa che riposino in un luogo ancora segreto.
Sono diversi i documenti che testimoniano la sepoltura del Pontefice nella Cattedrale di Viterbo:
in una delle prime bolle di Urbano IV , eletto Papa tre mesi dopo la morte di Alessandro IV, viene così riportato: “Viterbii moritur et in ecclesiae S. Laurentii honorifice sepelitur”;
Bartolomeo Sacchi (1421 – 1481), umanista rinascimentale, nella sua opera “Platina delle vite de’ Pontefici”, a proposito di Alessandro IV scrive: “andò subito a Viterbo (…) finalmente morì in quel luogo per lo dolore dell’animo, et honoratamente fu sepolto nella Chiesa di San Lorenzo l’anno 7 del suo Pontificato”.
Alcuni anni dopo la morte di Alessandro IV, cominciarono a farsi sempre più frequenti i tentativi di ricerca della sua tomba. Tuttavia, dati alla mano, ancora oggi nessuno è stato in grado di risolvere questo mistero.
Gli ultimi tentativi risalgono alla fine del 1800, anch’essi senza esito perché, in base a quanto riportato in un manoscritto dell’Archivio della Cattedrale di Viterbo “fu imposto di sospendere le ricerche per mancanza di fondi”.
Agli albori del 2000, a distanza di oltre 750 anni dalla morte, l’Associazione “Alessandro IV” (istituita da liberi ricercatori europei al fine di coordinare e dirigere progetti di ricerca scientifica) ha deciso di riprendere le ricerche per il ritrovamento della tomba del Pontefice.
L’Associazione, che sta portando avanti le sue ricerche, con l’ausilio di una sofisticata e tecnologica strumentistica che coinvolge al tempo stesso geofisica ed archeologia, ha ottenuto svariati riconoscimenti, da ultimo con la partecipazione alla Second International Conference on Engineering Geophysics, negli Emirati Arabi, dal 23 al 27 novembre 2013.
Papa Alessandro IV


















