
Oggi Aliante della Tuscia ci porta alla scoperta delle radici di un gesto ancora oggi protagonista nella nostra quotidianità.
“Viè qua cocco di nonno”; ecco come il rito religioso caratteristico dei popoli antichi si è evoluto in una tenera “coccola” per i posteri.
Sembrerà terenamente assurdo che, perfino le famose e secolari “coccole” dei nonni ai propri nipotini, derivino dalle antichissime usanze dei popoli Mediterranei, Etruschi nel particolare. L’atto di accarezzare i bambini sulla sommità del capo, magari accompagnando il gesto con un “Vie’ qua’ cocco di nonno”, ha origini antichissime e significati molto profondi. I sacerdoti cristiani, sono soliti adempiere alla tradizione di scoprire la “fontanella” con la “chierica”. Questo perché, fin da tempi antichissimi, la sommità del capo è considerata un centro di connessione spirituale con il mondo ultra terreno.
Addirittura la “fontanella” dei bimbi, che si richiude dopo il primo anno di vita, era interpretata fin dall’antichità come il legame che il neonato manteneva nei primi mesi di vita con gli Dei. L’innocenza della neonata attività vitale era in grado di tenere il bambino ancora legato all’altro mondo. Con l’esperienza questo legame tendeva a scindersi a vantaggio della materialità.
A testimonianza di questa affezione al culto religioso, che abbiamo ereditato dai nostri antenati, vi sono le numerose offerte votive che, a contrario di quello che ci si aspetterebbe, almeno per gli antichi popoli Mediterranei, andavano oltre una mera superstizione.
Si trattava di un gesto che veniva compiuto per aprire quel ponte invisibile di energia tra l’offerente e la divinità. L’atto di “fare un’offerta” era quell’azione ritualizzata che costituiva la chiave per aprire la porta dell’anima ed entrare in contatto con quell’elemento sacro in grado di alimentare e sostenere la vita.
Gli antichi ricordavano che solo un gesto del tutto scevro da egoismi e foriero di intenti puri, poteva veicolare energie positive e rendere efficacia all’atto di offrire alla divinità.
A Tarquinia, nella tomba degli Auguri, sono raffigurate figure sacrali e solenni (ieratiche) che hanno una mano sul capo e l’altra distesa con il palmo verso la terra. Questo simbolismo, scevro da ogni intento superstizioso, era un segnale di consapevolezza, da parte dell’uomo del legame che il suo intelletto aveva con la Madre Terra.
La mano sulla testa, chiude la “fontanella” mentre l’altra mano è rivolta verso la Terra per entrare in connessione con l’aldilà. Sono stati ritrovati anche numerosi bronzetti, nella medesima posizione delle mani, all’interno delle strutture rupestri e sepolcrali arcaiche.
Ancora una volta gli antichi ci tramandano un gesto caro che, se pur criptico, riguardo il suo reale significato, per i molti che lo praticano, non cela di certo il suo lato più tenero ed affettuoso.


















