Aliante della Tuscia - Una cripta segreta sotto Castel Araldo a Marta
castel araldo
Gli Stati Generali La Fune
All’epoca del ritrovamento della cripta, al di sotto della chiesa di Santa Maria, si pensava di poter rinvenire le spoglie dell’Ultimo Gran Maestro templare.

Questa settimana Aliante della Tuscia ci porta nel territorio di Marta e in un luogo ricco di suggestioni.

 

In quel lontano aprile 2006 i lavori di recupero del sito di Castel Araldo, che si estende per oltre 2480 metri, portarono alla luce una sensazionale scoperta archeologica come ulteriore testimonianza dell’operato e dell’influenza dell’Ordine del Tempio nel territorio della Tuscia viterbese.

Nel Medio-Evo si trattava di un complesso fortificato di cui parla quest’oggi a noi, “umili viandanti” sul destriero galoppante del tempo, la Chiesa di Santa Maria. I residui di un tempo che fu teatro di grandi battaglie e di pomposi ideali.

Questa chiesa mostra la caratteristica volta a botte, per i Fratelli Templari che vi prestavano la loro opera, e la tipica volta a vela per i fedeli che all’occorrenza ospitava. Secondo una caratteristica usanza templare, l’asse dell’edificio è orientato verso una particolare apertura, rappresentata da una finestrella atta a far penetrare un raggio di sole il giorno di San Giovanni. Proprio lungo questo raggio di sole cade simbolicamente l’asse della chiesa. Quello che rimane oggi d’una struttura fortificata a ridosso del fiume, a circa tre chilometri da Marta, consta in due alti muraglioni, rispettivamente di 15 e 20 metri, e alti entrambi 10.

Di questi, secondo alcune testimonianze, risalenti ai famosi processi all’Ordine, erano state trafugate da alcuni frati le spoglie, come fossero delle reliquie, e nascoste presso la chiesa di Santa Maria a Castell’Araldo. Quale meravigliosa sorpresa, dunque per la Soprintendenza quando si è trovata dinnanzi alla probabile più importante scoperta degli ultimi anni in termini di storia medievale.

A oggi, possiamo dire che il ritrovamento non ha reso una così sensazionale evidenza, almeno stando a quanto è stato reso noto dalla Soprintendenza ai lavori. Immensi tesori e mitici segreti debbono ancora una volta essere lasciati alla fantasia di registi e scrittori. Quanto alla nostra piccola realtà possiamo però vantare lo splendido recupero di uno dei più importanti siti archeologici del Lazio, d’Italia e, forse, d’Europa.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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