
Città dalle tante sfaccettature, tra un ricordo e l’altro, lungo le orme della storia che ne ha scritto il divenire. Prima patria dei Rasenna, poi terra di conquista per gli antichi romani e per finire centro nevralgico della logistica templare. Viterbo e la Tuscia furono il luogo mitico dove si celarono i corsi d’acqua del leggendario Fanum Voltumnae, il bosco sacro degli Dei Etruschi. Si ritiene che le prime acque, ad essere state usate dai Romani per le loro proprietà terapeutiche furono Acquae Abulae. In epoca Imperiale il culto termale divenne il nodo centrale dell’igiene pubblica e della cura della persona.
In realtà basta addentrarsi in luoghi abbandonati della Tuscia per scoprire che, forse, ci furono genti che delle Terme ne ebbero il culto ben prima dei Romani. Pensiamo al sito archeologico abbandonato di Musarna, con quel suo vero e proprio “Tempio Termale”.
Le iscrizioni rinvenute in loco hanno mostrato agli archeologi i nomi di coloro che, quasi sicuramente, ne furono i committenti. Vel Alethna e Luvce Hulchnies, signori Etruschi ai quali, alla fine del II secolo Avanti Cristo, i Romani sembravano aver lasciato carta bianca nel definire la politica locale, nonostante fosse già in atto un significativo processo di romanizzazione.
Chi se non gli Etruschi, nell’Italia, furono i veri cultori dell’acqua? Per gli Etruschi l’acqua era vita, era prossima alle necropoli, nonché ai nuclei abitati. Le acque erano il luogo sacro della dea Voltumna e grazie ad esse si inverdiva la fitta vegetazione del Fanum.
Non deve per altro stupire il legame con l’acqua che ebbero gli Etruschi essendo essi stessi, secondo la leggenda, diretti discendenti dei popoli dei mari e della stirpe di Atlas, mitico signore di Atlantide.
Quando il console romano Quinto Fabio Rulliano, nel lontano III secolo Avanti Cristo, giunse nei pressi di Surrena, l’odierna Viterbo, gli Etruschi già sfruttavano le miracolose proprietà delle acque termali. Lungo l’antica Via Cassia le distese di pozze termali si estendono per oltre 11 chilometri. I Romani apportarono numerose modifiche a questa Piana dei Bagni e istaurarono in queste zone una convivenza, non sempre pacifica, non sempre bellicosa, con il popolo dei Rasenna.
Strabone, Tibullo, Simmaco, Marziale e Scribonio Largo, medico dell’Imperatore Tiberio, raccontano delle proprietà benefiche di queste acque calde. Una medicina per l’anima, una promessa per lo spirito ed una grazia per il corpo.
Nel Medio Evo vi furono i Papi che usufruirono delle acque terapeutiche, da Gregorio IX nel 1235, fino a Bonifacio IX nel 1404. Quando nel 1450, Papa Niccolò V decise di costruire un enorme “castello termale”, fu allora che la storia di Viterbo conobbe il connubio definitivo : tra la sacralità papale, il fascino etrusco, l’imponenza romana e la grazia benefica delle acque termali.


















