
Nell’antica Roma, come in altri popoli antichi, si era soliti ingraziarsi le divinità declamando dei versi poetici che evocassero una sorta di rito apotropaico. Una sorta di scaramantica prestazione teatrale, dalle grottesche forme, che sfocerà poi in quella che sarà la drammaturgia latina.
I “Fescennini versus” ( versi fescennini) figurano alla storia dell’uomo come opere protoletterarie, e cioè come opere anticipatrici, per certi versi, di forme letterarie più evolute; nel nostro caso la drammaturgia latina.
I versi Fescennini derivano, forse, dagli Etruschi e rappresenterebbero la testimonianza dei contatti che i Romani ebbero con questo popolo, anche successivamente ai loro insediamenti nell’Etruria meridionale. I versi fescennini non ebbero mai una vera e propria evoluzione in senso teatrale, ma furono semplicemente dei declami popolari che finivano in piccole recite nelle quali le persone litigavano e si insultavano.
Colui che declamava i versi in questione era solito rompere la quarta parete ed insultare il pubblico con lo scopo di coinvolgerlo nel dibattito e creare una scena di improvvisazione che fosse strettamente collegata con la realtà. Questi declami, in parte poetici e in parte in prosa, erano mal visti dalle autorità perché spesso sfociavano nella satira mettendo in discussione la credibilità della leadership romana.
I versi Fescennini, dal linguaggio scurrile e volgare, venivano declamati in occasione dei matrimoni, oppure delle stagioni di raccolto, o in occasione delle feste agresti, per avvicinarsi i favorii del Dio del Fallo Priapo; tanto nell’abbondanza della prole, quanto in quella del raccolto.
Dei versi Fescennini, legame pittoresco e grottesco, tra la cultura romana e quella etrusca, ne parlano Orazio, Catullo ed il grammatico Festo. Quest’ultimo nel “De significatione verborum”, al sesto libro, ravvisa l’etimologia della parola “Fescennino” nel nome della città Fescennium, al confine tra Etruria e Lazio.
Quivi si svolgevano spesso feste per incrementare l’abbondanza del raccolto ed è tuttora possibile, nel corso di escursioni e gite in queste zone, imbattersi in delle rappresentazioni di falli. Questi falli, che si possono trovare scolpiti in vari materiali, per lo più in pietra o tufo, sono la testimonianza che in queste zone si praticavano riti propiziatori.
Fescennino ha un significato marcatamente fallico essendo sinonimo di “veretrum” ed è importante poiché, senza che vi fosse consapevolezza, generava una forma di interazione che negli anni, e nei secoli a venire, sfocerà nella drammaturgia e nel nostro “cabaret”. Fescennium, città romana del II secolo avanti Cristo, non è stata ancora ritrovata, ma essa gettò le basi delle moderne forme teatrali nell’area latina.


















