L'Eretico - Aeroporto a Viterbo? Meglio il pane che le brioche
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Si avvicinano le elezioni e, come le rondini a primavera, si torna a parlare di aeroporto a Viterbo. Con alcuni politici locali che, come delle novelle Maria Antonietta, non potendo dare il pane, promettono le brioche.

Non abbiamo l’alta velocità ad Orte. Con un bacino potenziale di 300mila persone che per prendere il Frecciarossa sono costretti ad andare a Roma.

Non abbiamo un collegamento diretto con Civitavecchia, il principale porto del Mediterraneo per quel che riguarda i flussi turistici di croceristi. Il completamento della trasversale, che sembrava cosa fatta a detta di alcuni, si sta rivelando una Caporetto.

Non siamo riusciti in più di vent’anni a completare l’Ospedale di Belcolle. Diminuiscono i posti letto ed aumentano le persone che vanno a curarsi fuori regione.

Abbiamo delle strade completamente dissestate. Bastano pochi giorni di pioggia per far aprire delle voragini. Nessuno fa più la pulizia delle cunette.  L’utilissima figura del cantoniere, che si prendeva la responsabilità di fare la manutenzione al tratto stradale di propria competenza, è stata abolita.

Però, udite udite, faremo l’aeroporto! Credo che le emergenze di questo territorio siano altre. Credo che i cittadini non meritino queste prese in giro. Credo che a Roma, quando sentono parlare di aeroporto a Viterbo, di risate se ne fanno tante.

Gli Stati Generali La Fune
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Alle 9:30 del mattino salgo a San Martino al Cimino. Qui i Veralli vivono insieme: una manciata di case affacciate su un unico piazzale dove i fratelli e i genitori condividono la vita di tutti i giorni. Nella famiglia di Emanuele ci sono i fratelli Alessandro (il primogenito), Francesco (il secondogenito) e poi c'è lui, il terzo. Emanuele ha 36 anni, è sposato con Anna Maria e dalla loro unione è nata Azzurra, che a oggi ha 4 anni. Ti basta mettere piede su quel cemento per respirare un senso di appartenenza che oggi non si trova quasi più. A darmi il benvenuto ci sono Anna Maria, la moglie di Emanuele, la piccola Azzurra e Benito, il cagnolino di casa. L’aria è distesa, priva di retorica. È la semplicità di un rito che Emanuele ripete da quando è entrato nel Sodalizio dei Facchini.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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