L'Eretico - La dittatura della burocrazia
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Ormai solo una grande riforma della Pubblica Amministrazione può liberare lo Stato e il cittadino, ormai ridotto a suddito, tassato e tartassato, dai tentacoli di una burocrazia che agisce incontrollata e impunita. Una riforma che metta al centro il concetto di "stato leggero", impegnando lo Stato solo in determinati segmenti (difesa, sanità, scuola) e che lasci al mercato la possibilità di autodeterminarsi.

La politica è ostaggio della burocrazia. I cittadini sono stati ridotti a sudditi. Mentre i dirigenti, ormai inamovibili, esercitano un potere enorme e incontrollato. Secondo uno studio commissionato dall’Unione Europea la burocrazia, le sue lungaggini, incidono del 2% del pil sull’ economia italiana.

Sono numeri giganteschi, che dovrebbero far indignare per tutte le inutili complicazioni, ritardi e rallentamenti do cui ogni cittadino, in misura più o meno grande, ne è vittima. La burocrazia italiana agisce sull’economia come l’ edera sulla pianta. Un groviglio inestricabile da cui è impossibile liberarsi che, molto spesso, soffoca e uccide.

Ma per capire come dirigenti, funzionari, siano arrivati ad avere tutto questo potere pur rimanendo nelle “retrovie” è importante capire come funziona l’ apparato statale. Che governi il centrodestra o il centrosinistra è del tutto indifferente. Le chiavi del sistema le hanno i dirigenti. Personaggi che ricoprono quei ruoli da una vita e che continueranno a ricoprirli. Mentre i politici vanno e vengono, alternandosi al comando.

Sono i funzionari che scrivono le leggi, ne predispongono le norme attuative e le circolari interpretative. Perché la legge più è scritta male e più deve essere interpretata, aumentando il potere del funzionario. Questo è uno dei motivi perché in Italia le leggi sono così contorte. Di fatto il legislatore non è più il politico ma il burocrate.

Ormai solo una grande riforma della Pubblica Amministrazione può liberare lo Stato e il cittadino, ormai ridotto a suddito, tassato e tartassato, dai tentacoli di una burocrazia che agisce incontrollata e impunita. Una riforma che metta al centro il concetto di “stato leggero”, impegnando lo Stato solo in determinati segmenti (difesa, sanità, scuola) e che lasci al mercato la possibilità di autodeterminarsi.

Una riforma che consenta al Paese di tornare a correre, ad essere competitivo sugli scenari internazionali e non rallentato da una burocrazia pesante e autoreferenziale che non serve a nulla se non al mantenimento del proprio status e dei propri privilegi.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sette vite spezzate in un lampo di fuoco e polvere.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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