I due mondi di Santa Lucia: residenti contattano La Fune e ringraziano per l'informazione trasparente ma nella chat del Comitato di quartiere scatta la caccia "alla talpa"
mappamondi
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La notizia a Santa Lucia era semplice: non ci sarà un dormitorio ma un ufficio e centro ascolto. Semplice come la verità. Invece qualcuno ha trasformato tutto in una Cambogia. Dovrebbe spiegare al quartiere e alla città in nome di chi e per cosa. 

VITERBO – A Santa Lucia c’è qualcosa che non quadra. Il quartiere è diviso in due mondi, anzi in due visioni del mondo. Al centro della questione lo stabile ex Mondo Pinocchio (a proposito di roba mondana) che Palazzo dei Priori vuole trasformare in uffici e centro d’ascolto psicologico nell’ambito del progetto “stazione di posta” finanziato con fondi PNRR.

Fino a pochi giorni fa l’allarme lanciato era il seguente: “Ci faranno un dormitorio per rifugiati!”. Così il quartiere è andato in agitazione (umanamente comprensibile) e alla fine hanno chiesto e ottenuto un incontro con gli assessori Emanuele Aronne (che sta gestendo il progetto specifico a livello di struttura) e Rosanna Giliberto (Servizi Sociali). Un’ora e mezza di faccia a faccia dove gli assessori hanno mostrato un render di cosa ci sarà realizzato e argomentato la cosa.

Poche ore prima anche su questo giornale abbiamo raccontato come stanno le cose (leggi qui): nessun dormitorio ma un ufficio e centro d’ascolto. Avevamo anche pubblicato il render in questione che effettivamente mostra sedie e tavoli e non docce e letti, come qualcuno sta raccontando mentendo.

Nonostante l’incontro e le prove oggettive fornite, ancora nel quartiere c’è chi continua a raccontare che sarà fatto lì un dormitorio. Scambiando la libertà di opinione con la libertà di raccontare fandonie. Alcuni hanno rilanciato un nuovo problema: “la frode del Comune che prende i soldi per fare una cosa e poi dopo due anni cambia destinazione d’uso” (perché Aronne e Giliberto hanno spiegato che dopo due anni può diventare altro). Ma la situazione è andata oltre. Come giornale abbiamo raccontato dell’incontro che si è tenuto a Santa Lucia, mettendo in evidenza aspetti che riteniamo utili a una corretta e trasparente informazione (leggi qui). Questo ci ha reso oggetto di insulti, “insegnamenti sull’esercizio della professione giornalistica”, minacce di querele e qualcuno ha anche detto francamente: “E’ normale riceve delle ritorsioni quando si scrivono certe cose, fa parte del lavoro del giornalista”. Apprendiamo quindi che è giusto, anzi normale, che i giornalisti possano essere oggetto di ritorsione quando scrivono cose non gradite a qualcuno. E in effetti lo sappiamo che è così. Ci vengono in mente i vari Mauro De Mauro, Cosimo Cristina, Giovanni Spampinato, Mario Francese, Giuseppe Fava, Giancarlo Siani, etc. Quello che è successo a loro è normale per chi ha una certa mentalità. Apprendiamo che anche a Viterbo c’è chi la pensa così, che poi magari va pure a farsi la foto sotto al murales di Falcone e Borsellino a favore di stampa. Ma va bene, andiamo avanti.

Gli articoli che abbiamo scritto hanno fatto emergere l’esistenza di due Santa Lucia, di due tipi di cittadino residente ed è giusto raccontarne l’esistenza all’opinione pubblica. Da una parte siamo finiti oggetto di insulti, pressioni e in qualche modo annunciate ritorsioni (ma è normale) e dall’altra alcuni residenti del quartiere ci hanno scritto per complimentarsi definendo l’articolo che racconta della riunione come “impeccabile”. Un quartiere con due teste quindi, due visioni delle cose. Entrambi questi mondi, vi diamo una notizia, convivono nella chat del Comitato Santa Lucia. Una chat dove sono dentro 113 persone, di cui una decina scrivono e gli altri stanno in silenzio. Non applaudono alle cose che vengono scritte, non commentano, ma leggono e non si esprimono.

Dentro questa chat, vi diamo un’altra notizia, è partita la “caccia alla talpa”. Si stanno chiedendo chi ci ha informato di quello che si scrivono e che evidentemente non piace a chi ce lo è venuto a riferire. Stanno tentando di “blindare” nel nome della privacy la situazione e di “intimidire” la talpa, invitandola a uscire. Vi diamo una terza notizia: la chiamano “talpa”. Come se un Comitato di un quartiere avesse delle cose da tenere segrete e non potesse agire alla luce del giorno, come se ci fossero delle strategie da mettere in atto (verso chi e per quali obiettivi è tutto da scoprire). Vi diamo una quarta notizia: e se la talpa non fosse una? E se fossero due, tre, quattro, …, dieci?

Intanto nelle ultime 24 ore abbiamo ricevuto diversi messaggi di sostegno per il lavoro giornalistico che stiamo facendo. Tutti da gente residente nel quartiere che vuole fare presente che non condivide certi toni, modi e atteggiamenti. Quindi a Santa Lucia il Comitato non è affatto tutto d’un sentimento. E’ chiaro che nessuno, a questo punto e con il clima che si è creato, uscirà (come richiesto a più riprese da vari presenti) dalla chat. Significherebbe ammettere di essere la tanto “braccata” talpa. La talpa o le talpe resteranno nel gruppo e racconteranno a un libero giornale e liberamente quello che ritengono giusto che si sappia. Perché un Comitato è un luogo pubblico e non ha bisogno di ombra, di riservatezza.

Qualcuno nella chat ha anche ventilato di querelare La Fune. Siamo pronti. L’hanno già fatto a ottobre e ha preso le nostre difese legali Ossigeno. Da parte nostra stiamo ragionando con i legali  se agire contro le persone che nella chat hanno scritto per denigrare il giornale. Vi diamo un’ultima notizia: domani pubblichiamo l’intervista alla talpa. La prima, l’originale. Quella che sta nel Comitato ma non condivide molte cose, quella che la pensa diversamente dagli auto incoronati capi del Comitato. Quella che dirà cose molto interessanti.

La notizia a Santa Lucia era semplice: non ci sarà un dormitorio ma un ufficio e centro ascolto. Semplice come la verità. Invece qualcuno ha trasformato tutto in una Cambogia. Dovrebbe spiegare al quartiere e alla città in nome di chi e per cosa.

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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