Santa Lucia, battaglia politica sulla pelle del quartiere. Alla riunione del comitato un mix di "passerella" e paure, anomala presenza di non residenti
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Ai residenti di Santa Lucia ci sentiamo di dare rassicurazioni sul progetto, di cui abbiamo diffuso il render: tavoli e sedie e non letti da dormitorio.

VITERBO – “Ma questo chi è? Nel quartiere non l’ho mai visto”. “Ma non abita nel centro storico?”. Domande che si sono fatti in diversi al termine dell’incontro di ieri tra il Comitato Santa Lucia e gli amministratori Aronne e Giliberto. Animi caldi? Sicuramente, ma il nostro fiuto ci racconta anche un’altra storia fatta di animi “riscaldati” ad arte perché ogni pretesto è buono per la “battaglia politica” di basso livello. Quella che si consuma sulla credulità popolare.

I fatti sono quelli che abbiamo raccontato su La Fune proprio nella giornata di ieri, quando abbiamo verificato e preso informazioni sul progetto che andrà a interessare l’ex Mondo Pinocchio a Santa Lucia (leggi qui). Abbiamo anche pubblicato il render che mostra l’impossibilità, in termini di metri, di ospitare fantomatici dormitori. Sì perché questa di Santa Lucia ci è sembrata essere, a seguito di verifiche concrete, una bufala come lo è stata, nei mesi scorzi, quella della “moschea di prossima realizzazione dentro al Metropolitan”. Quella notizia venne sconfessata anche dalla guida religiosa dei musulmani a Viterbo ma nonostante smentite ufficiali chi aveva intenzione e interesse a soffiare sulla fakenews ha continuato a farlo.

All’incontro di ieri, organizzato dal comitato Santa Lucia, hanno preso parola anche i consiglieri di opposizione Marini, Allegrini e Troncarelli. In poche parole ha parlato solo la politica. Da una parte Aronne e Giliberto e dall’altra la triade citata. Hanno allestito una seduta di consiglio comunale nel quartiere. Hanno parlato il presidente del Comitato e un legale. Convitati di pietra i residenti. Presenti però non solo cittadini di Santa Lucia ma diversi provenienti da altre parti della città, qualcuno anche volto noto e quindi facilmente individuabile.

Non abbiamo seguito, come giornale, l’incontro ma diversi residenti ci hanno contattato. Ci hanno raccontato anche della chat interna del comitato e dell’aria che tira là dentro. Ora la questione sembrerebbe destinata a mutare rotta. Una volta che Aronne e Giliberto hanno spiegato il progetto e fatto cadere la “paura dei neri” (che poi da destra si può anche cavalcare ma da sinistra risulta una peripezia tutta viterbese) la questione ha continuato a tenere banco. A poco sono servite le rassicurazioni degli amministratori di Palazzo dei Priori che hanno spiegato di essere intenzionati a donare al quartiere, per attività da decidere, lo spazio riqualificato una volta passati i due anni di vincolo della stazione di posta.

Ora le perplessità di alcuni, che soffiano sulla chat, sarebbero legate al cambio prospettato di destinazione d’uso, raccontato come rischioso e addirittura possibile causa di ritiro dei fondi PNRR. Supercazzole ovviamente ma i residenti che hanno gli occhi su quella chat potranno riscontrare se raccontiamo cose vere o false.

Perché anche qui vogliamo fare i giornalisti in una certa maniera. C’è chi si accontenta di andare agli incontri e guardarli e fare trascrizione letterale di ogni passaggio e chi intende capirli, comprendere cosa sta realmente accadendo dietro al teatro. La sensazione è che la vicenda di Santa Lucia sia molto semplice e priva di criticità per il quartiere e che qualcuno l’abbia intercettata come utile per fare un po’ di politica demagogica. Un po’ come sulla finta moschea dentro al Metropolitan.

E di fronte a notizie finte la domanda che un giornalista dovrebbe farsi è solo una: a chi giova? E sottrarsi dal diventare strumento della disinformazione e delle paure pelose. Specie quelle costruite su sentimenti bassi come il pregiudizio razziale. Comprensibili fino al 1945 a destra (dopo la guerra e la nascita della Repubblica neanche più lì) ma totalmente sconcertanti quando cavalcate a sinistra.

Ai residenti di Santa Lucia ci sentiamo di dare rassicurazioni sul progetto, di cui abbiamo diffuso il render: tavoli e sedie e non letti da dormitorio. Ci domandiamo che senso abbia perdere un pomeriggio per assistere al teatro della politica. Non era forse meglio andare al mare?

 

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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