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Un caffè insieme – La donna nelle antiche società e nell’Islam

Un caffè insieme – La donna nelle antiche società e nell’Islam

Carissimi lettori, volevo fare i miei più sentiti auguri a tutte le donne. Per questo motivo dedico questo articolo solo ed esclusivamente alla Donna descrivendola come veniva trattata nelle antiche società e cosa dice l’Islam a riguardo.

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Carissimi lettori, volevo fare i miei più sentiti auguri a tutte le donne. Per questo motivo dedico questo articolo solo ed esclusivamente alla Donna descrivendola come veniva trattata nelle antiche società e cosa dice l’Islam a riguardo.

Nella società araba preislamica la donna era disprezzata e vittima costante dell’oppressione; i suoi diritti erano calpestati e i suoi beni negati. Era considerata un oggetto e non ereditava, dato che l’eredità spettava ai cavalieri, coloro che combattevano e tornavano col bottino. Peggio ancora: la si ereditava alla morte del marito, come si ereditava un semplice bene. Se il marito aveva avuto figli da un’altra donna era il figlio maggiore che aveva diritto alla maggior parte dell’ereditá, compresa lei.

Il marito aveva poteri quasi illimitati sulla donna. In quel periodo, gli arabi non vedevano di buon occhio la nascita di una femmina; anzi la consideravano un malanno. Il padre era preso da una grande tristezza come se una catastrofe gli fosse venuta addosso. Detestavano le femminucce al punto che le seppellivano vive. Le motivazioni di tale atrocità variavano dal timore del disonore, alla paura di una malformazione fisica. Dal 58• verso al 59• di Sura “Le Api” del sublime Corano si riporta: “Quando si annuncia a uno di loro la nascita di una figlia, il suo volto si adombra e soffoca [in sé la sua ira]. Sfugge alla gente, per via della disgrazia che gli è stata annunciata: deve tenerla nonostante la vergogna o seppellirla nella polvere? Quant’è orribile il loro modo di giudicare”.

La donna non godeva nemmeno dei suoi diritti naturali dato che persino certi alimenti erano vietati alle donne e riservati esclusivamente agli uomini. L’unico motivo di fierezza per la donna era la protezione che l’uomo poteva garantirle, l’esercizio della vendetta nel caso in cui fosse disonorato e la salvaguardia della sua nobiltà.
Nell’antica società indiana la legge bramanica fa una discriminazione tra l’uomo e La donna riguardo al valore umano e circa gli altri diritti: la donna non ha personalità civile ed è assoggettata all’uomo nelle diverse tappe della sua vita. Durante l’infanzia è tenuta sotto tutela dal padre; nell’adolescenza è assoggetta al marito e alla morte del marito, detta tutela viene trasferita ai suoi zii paterni e se non li ha, alle autorità. Non gode di nessuna libertà in tutto l’arco della sua vita. La donna nella società Indiana antica non disponeva di alcuna volontà propria, anzi si poteva giocarla a scommessa e perderla in un gioco d’azzardo.

Non si rimaritava dopo la morte del marito, in quanto non aveva il diritto di sopravvivergli. Si leggeva nei loro libri religiosi: “È bene per la donna buttarsi sulla legna apprestata per l’incenerimento della spoglia del marito. “Quando la spoglia veniva deposta, la vedova doveva farsi davanti velata. Era il prete brahmano a toglierlo, lei si spogliava dei suoi gioielli al fine di distribuirli ai suoi vicini; poi si scioglieva le trecce. Il prete faceva tre volte il giro tenendola dalla mano destra, poi gli incanti venivano pronunciati sul mucchio di legna. Doveva sollevare il piede del marito a livello della sua fronte in segno di sottomissione, poi doveva tornare a sedere vicino al capo del marito, ponendovi la mano destra. Infine si accendeva il fuoco e la di bruciava con il corpo del marito. Si pretendeva che ciò le avrebbe assicurato la felicità nell’aldilà e che sarebbe rimasta in compagnia del marito in cielo per trentacinque milioni di anni. Con questo incenerimento la donna purificava da tutti i peccati la sua famiglia materna, la sua famiglia paterna come la famiglia di suo marito e lo stesso marito. Tale pratica era vigente fino alla fine del XIX secolo (si contavano 6000 casi) , data in cui fu abolita contro la volontà dei preti indù.

Nell’antica società cinese, la donna dipendeva dall’uomo e trascorreva tutta la vita a obbedirgli. Era un’eterna minorenne. Non aveva diritto né all’istruzione né all’educazione, doveva solo stare richiusa a casa e darsi ai lavori domestici. La nascita di una femminuccia era un malaugurio. W. Durant scrive nel suo libro “Storia della civiltà”: “I padri imploravano i dei nello loro preghiere di avere dei maschietti |…| Non avere dei maschi era una fonte di vergogna e di maledizione per le madri perché erano più adatti delle femmine a lavorare nei campi e migliori nel campo di battaglia. Le ragazze erano considerate un peso per i padri poiché le educavamo con pazienza per poi mandarle a casa dei loro mariti: si poteva giungere al punto di uccidere le figlie. Quando una famiglia aveva figlie più del necessario e le era difficile prendersi cura di esse, ricorreva ad abbandonarle nei campi perché finissero divorate dalle bestie feroci o dal freddo, senza per questo provare il minimo rimorso.

L’autore del libro già citato, “Storia della civiltà scrive: “La nascita di una figlia non era generalmente desiderata. Abitualmente, quando la moglie partoriva una femminuccia o di un neonato che presentava una malformazione, il padre era autorizzato a esporlo alla morte”. La donna nella società romana era libernante sottomessa al marito che esercitava diritti immensi su tutti i membri della famiglia. Aveva anche pieni poteri sulle spose dei figli e ne disponeva come voleva: venderle, esiliarle o metterle a morte. Il ruolo della donna consisteva nell’ascoltare e nell’obbedire.

La sorte della donna greca non era migliore di quella delle altre società fin qui evocate. Aveva così poca dignità anche si poteva prestare e prendere in prestito; si prendeva in prestito la moglie feconda da un marito perché partorisse di maschi per un altro uomo , per il bene della nazione.

Presso gli Ebrei, la donna era fonte di peccato, come lo dimostra l’Antico Testamento (La Genesi). Lo statuto della donna nell’antica società ebraica non è invidiabile perché le leggi le erano molte severe , come si può costatare nel libro dell’Ecclesiaste 7:25-26:” Mi sono applicato nel mio cuore a conoscere , a ricercare la saggezza e la ragione delle cose , a conoscere la pazzia della malvagità e la stupidità delle stoltezza . Ho trovato più amara della morte la donna , il cui cuore è una rete e le cui mani sono dei lacci : quello che a Dio è gradevole le sfugge , ma il peccatore rimane preso da essa , un suo prigioniero”.

Quando la donna ebrea di sposava, ne veniva trasferita la tutela al marito e diventava così una parte del suo patrimonio come la casa, lo schiavo o il denaro. È quello che traspare dai comandamenti della Tora in Esodo :20:17 .
Inoltre , la legge ebraica provava la donna dall ‘eredità del padre se egli ha dei figli maschi :27:8 :” Quando un uomo muore senza lasciare un figlio , farete passare la sua eredità alla figlia”. Quando una donna perdeva il marito , passava direttamente tra le mani del fratello del defunto che lei lo volesse o no , a meno che il nuovo marito non la sconfessasse , come lo menziona il Vecchio Testamento 47:” Quando due fratelli dimorano insieme e uno dei due muore senza lasciare figli , la moglie del defunto non deve rimaritarsi al di fuori con un estraneo ; il suo fratellastro le andrà incontro , ne farà una moglie e la sposerà “.

I padri della chiesa hanno superato ogni limite quando hanno considerato che la donna fosse l’origine del peccato, la fonte di ogni trasgressione e di tutti i malanni capitati all’umanitá intera. Lo scrittore danese Wieth Knudesen ha potuto fare dello statuto della donna nel medioevo, la descrizione che segue: “ Ci si curava pochissimo di lei a causa della concezione cattolica che considerava la donna una creatura di secondo ordine”. Esaminiamo ora lo statuto ed i diritti che l’Islam le procura. L’Islam considera la donna sotto i suoi diversi aspetti e in tutte le tappe della vita , dalla nascita fino alla morte. Le porta attenzione come figlia, come sposa, come madre e come donna tra le donne musulmane. Allah ha prescritto ai genitori di preservare la vita dei loro bambini, sia maschi che femmine e considera l’infanticidio come crimine intollerabile.

L’Islam prescrive ai genitori di provvedere all’educazione fisica, intellettuale e morale dei loro figli, maschi o femmine senza alcuna distinzione. Il Profeta disse: “Basta come peccato che l’uomo trascuri quelli che gli sono a carico”. ( Ibn Habban n• 4240).

I figli hanno bisogno di affetto, di tenerezza e pietà come hanno bisogno di bere e mangiare, perché ha un effetto immediato sulla loro coscienza e sul loro comportamento. Abu Hureira (che Allah sia soddisfatto di lui) disse :” Il messaggero di Allah baciò un giorno Al Hassan, figlio di Ali, mentre Al Akraa Ibn Habes Al Tamimi era presente. Questi disse: “Ho dieci figli e mai ne baciai uno!”. Il messaggero di Allah lo guardò , poi disse : “ Chi non prova misericordia per gli altri nessuno avrà misericordia per lui .” ( Bukhari n• 5651) Infine l’Islam prescrive l’uguaglianza e l’equità nel trattare i figli indipendentemente dal sesso; l’affetto materno deve essere uguale per i figli maschi o femmine .

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