Il Sestante – Una riflessione e un paio di domande per De Dominicis sui vaccini: il M5S-Viterbo chiarirà la sua posizione?

Il Sestante – Una riflessione e un paio di domande per De Dominicis sui vaccini: il M5S-Viterbo chiarirà la sua posizione?

Tutto questo mi conduce a porre alcune domande al consigliere De Domincis. Domande che avevo già avanzato sulla sua pagina Facebook ma alle quali avrà dimenticato di rispondere.

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Personalmente, non mi ha mai appassionato granché la causa del M5S-Viterbo tanto che, a differenza del M5S-nazionale, non lo ho mai criticato. Anzi, in quelle poche occasioni in cui ho avuto modo di fare quattro chiacchiere con l’unico consigliere comunale del Movimento, Gianluca De Domincis, non ne ho certo avuto una cattiva impressione: mi è sembrato una persona di cuore.

Sennonché, di recente, mi è capitato di scorrere la pagina Facebook di De Dominicis e, tra un post dedicato a questa o quella iniziativa, sono stato colpito dalla frequenza con cui il nostro condivideva articoli e interventi dei c.d. “free-vax”, ossia quel “popolo arancione” riunitosi a Pesaro lo scorso sabato per protestare contro il decreto-legge n. 73/2017 (Decreto Lorenzin), preso di mira per il fatto di aver introdotto l’obbligo per i minori degli anni 16 di effettuare una serie di vaccini.

Intendiamoci, a un primo sguardo, il fatto di esercitare il diritto di critica nei confronti di uno strumento normativo, come appunto è l’obbligo di vaccinazione, potrebbe anche risultare comprensibile. Infondo, mi diranno i più scaltri tra i free-vax, qui non si starebbe mettendo in discussione la validità scientifica dei vaccini in quanto tali (come fanno invece gli antivaccinisti o “anti-vax“), ma ci si limiterebbe solo a difendere il diritto dei genitori, una volta ricevuta adeguata informazione sui pro e i contro dei vaccini, a scegliere liberamente se farli somministrare o meno ai propri figli.

D’altro canto, leggendo qua e là sul web le opinioni di diversi free-vax, questa “libertà” sarebbe loro riconosciuta dall’art. 32 della Costituzione, nella misura in cui preclude alla legge di obbligare a un “trattamento sanitario” ove ciò violi “i limiti imposti dal rispetto della persona umana”: infatti, siccome la Convenzione di Oviedo del 1997 pone il principio dell’autodeterminazione sanitaria (art. 5) e precisa che per i minori il consenso agli interventi “nel campo della salute” va prestato dai genitori (art. 6), allora, ne deriverebbe l’incostituzionalità dell’obbligo.

Senza contare che, per il filosofo Fusaro, l’obbligo in questione non perseguirebbe un “interesse nazionale”, bensì, “multinazionale”, ossia quello delle case farmaceutiche produttrici dei vaccini, le quali, grazie alla “Global Health Security Agenda” siglata nel 2014 con il patrocinio della Casa Bianca, avrebbero fatto dell’Italia il Paese “capofila e apripista” di una “nuova strategia mondiale di vaccinazione coatta”: insomma, saremmo qui in presenza di un disegno funzionale solo a saziare gli appetiti privati delle multinazionali (un disegno che, secondo il Fusaro-pensiero, dovrebbe apparire chiarissimo a chiunque abbia “l’onestà e il coraggio di non compiere la mossa dello struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia per non vedere”).

Ora, dichiaro subito che neppure io sono un amante della soluzione coattiva perché, su un piano puramente ideale, avrei preferito che l’obbligo non si fosse mai reso necessario: meglio sarebbe stato che ai vaccini (consigliati e non imposti) si fosse aderito spontaneamente, forti della consapevolezza maturata in ambito scientifico che non si deve attendere un’emergenza per cautelarsi contro malattie ancora endemiche e che non sono scomparse solo perché in certi periodi non le vediamo o perché abbiamo avuto la fortuna di non sperimentarne la tragicità (a differenza dei nostri nonni, nelle cui famiglie c’era quasi sempre almeno una vittima di polio, difterite, etc.).

Tuttavia, anche se comprendo l’avversione per l’obbligo, mi sembra abbastanza ingenuo illudersi che esso debba considerarsi necessariamente incostituzionale e funzionale ai soli interessi delle multinazionali. Così, dal punto di vista dell’obbligatorietà, bisogna ricordarsi che essa non può essere sempre contraria all’art 32 della Costituzione visto che è proprio l’art. 32 che la prevede. Infatti, la Corte, pur incalzando il legislatore a sforzarsi “Finché ogni rischio di complicanze non sarà completamente eliminato attraverso lo sviluppo della scienza”, ha ritenuto comunque legittima la “obbligatorietà generalizzata delle vaccinazioni ritenute necessarie alla luce delle conoscenze mediche” (s. 258/94), purché sia ragionevole prevedere che essa “non inciderà negativamente” sullo stato di salute di chi vi è sottoposto e sempre che, nel caso in cui dovessero invece insorgere effetti collaterali importanti (che non fossero ragionevolmente prevedibili), venga predisposto un “equo ristoro” (s. 307/90) insieme ad adeguate “misure di sostegno assistenziale” (s. 118/96).

D’altro canto, almeno ragionando sui grandi numeri, non può essere negato che l’intervento sia ragionevole dato che le complicazioni sono rarissime: infatti, come ci ricorda l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù (che spero avrà qualche credenziale in più dei vari santoni del web), se prendiamo ad esempio il vaccino contro il morbillo, siamo in presenza di una possibilità su 1.000.000 di reazioni avverse gravi come lo shock anafilattico. Insomma, parliamo di probabilità significativamente inferiori sia a quelle di contrarre un giorno la malattia (con le sue ipotetiche complicazioni), sia a quelle di incorrere in un incidente mentre si trasporta un figlio in macchina.

Quindi, pur con tutte le cautele del caso, lo Stato può legittimamente e ragionevolmente coltivare un interesse “nazionale” ad introdurre l’obbligo vaccinale. Un interesse che è individuato nel perseguimento della salute del maggior numero possibile di individui e, in particolare, dei soggetti più deboli: siano essi i bambini che, magari a causa di una immunodeficienza, non possano essere vaccinati e debbano essere protetti dal rischio di contagio da parte di altri soggetti; siano essi, in casi estremi, anche gli stessi bambini con genitori che non vorrebbero vaccinarli, dato che non sono mancate pronunce in cui la Corte ha precisato che “La potestà dei genitori nei confronti del bambino è […] riconosciuta [….] non come loro libertà personale, ma come diritto-dovere che trova nell’interesse del figlio la sua funzione ed il suo limite” (s. 132/92). Del resto, la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia del 1989 incarica gli Stati di “assicurare al fanciullo la protezione e le cure necessarie al suo benessere” e, in particolare, di “Diminuire la mortalità tra i bambini” e di “sviluppare le cure sanitarie preventive” (art. 24), come i vaccini, con l’ulteriore precisazione che il faro di ogni intervento debba essere “l’interesse superiore del fanciullo” (art. 3); inoltre, se leggiamo meglio la già citata Convenzione di Oviedo, ci avvediamo che essa, oltre a contemplare la possibilità che a decidere per il minore possa essere (anche) un’autorità designata dalla legge (art. 6), come il giudice, prevede altresì che lo Stato possa introdurre restrizioni ai diritti dalla stessa sanciti (come quello dei genitori a decidere per i figli) in vista della “protezione della salute pubblica” o “dei diritti e libertà altrui” (art. 26), come appunto il diritto alla salute dei minori che non possono decidere per se stessi. Ripeto: non è forse questo un fondamentale interesse “nazionale”?
Se invece vogliamo continuare a intravedere solo l’interesse “multinazionale”, allora, perché non ci stupiamo di quanto siano fesse le case farmaceutiche che potrebbero lucrare molto di più dalla vendita di cure per le malattie coperte dai vaccini che non dal vaccino in sé (si pensi alle terapie per una persona resa invalida a vita dalla polio)? Magari però non sono fesse: chissà che non stiano facendo il tifo proprio per chi contrasta la diffusione delle politiche vaccinali? Inoltre, quando Fusaro parla della famigerata “Global Health Security Agenda”, forse dovrebbe essere lui a tirar fuori la testa dalla sabbia: si tratta di un documento programmatico con cui molti Governi del mondo si sono impegnati a implementare le direttrici di intervento tracciate dall’OMS, secondo uno schema già visto quando si eradicò il vaiolo, per l’ovvia considerazione che le malattie infettive circolano infischiandosene dei confini (ecco perché devono essere contrastate con un coordinamento mondiale); senza contare che, nel caso delle politiche vaccinali che saranno guidate da Italia e Portogallo, non si impone affatto di ricorrere allo strumento dell’obbligatorietà. La verità pura e semplice è che queste sono argomentazioni ideologiche, le quali: da un lato, sono strumentali a delegittimare i vaccini sul piano sociale (ossia in un modo che evita di doverne contestare l’efficacia sul piano scientifico); dall’altro, sono ipocrite, perché chi vede il marcio ogni volta che c’è un guadagno, forse, per coerenza dovrebbe scegliere di vivere di frutti spontanei della terra in qualche grotta (perché fintanto che resta nella società consumistica foraggia quotidianamente ogni sorta di multinazionale).

In definitiva, se anche posso nutrire qualche riserva sullo strumento dell’obbligatorietà e comprendere umanamente i casi in cui sia stato davvero accertato un nesso di causalità tra un vaccino e una patologia, a me pare che proprio il discorso sugli interessi valga a dimostrare che il movimento free-vax cela infondo un’anima no-vax. Perché, nel contesto attuale, non ha senso combattere per la libertà di scelta di chi i vaccini vorrebbe farli e, quindi, si tratta di una campagna destinata a sostenere solo chi i vaccini li disprezza. Peraltro, questo dubbio è come minimo legittimo se si scorre la lista dei sostenitori della manifestazione di Pesaro, come l’Associazione Vaccinare Informati, che, nel proprio sito, consiglia tra i video “Da vedere” un documentario diretto da uno dei padri del moderno antivaccinismo, ossia quell’Andrew Wakefield che salì agli onori delle cronache per aver presentato nel 1998 uno studio falso sul legame tra vaccino morbillo-parotite-rosolia e autismo, tanto che, una volta scoperta la frode, venne radiato dall’ordine dei medici britannico.

Tutto questo mi conduce a porre alcune domande al consigliere De Domincis. Domande che avevo già avanzato sulla sua pagina Facebook ma alle quali avrà dimenticato di rispondere. La prima, scherzosa ma fino a un certo punto, è la seguente: in nome del valore sacro della libertà di scelta, il M5S inizierà anche una campagna sulla libertà di fumare dove ci pare o di metterci la cintura di sicurezza solo se ci va?

La seconda, sicuramente più interessante per chi volesse leggerci, è invece questa: potrebbe rendere manifesto a parole sue, in termini netti e chiari, che posizione ha sui vaccini senza limitarsi a ripubblicare post di altri? Lo dico perché, imbattendomi in un comunicato stampa comparso nel maggio 2017 sul “Blog delle Stelle” (leggi), ho letto che adesso “Il MoVimento 5 Stelle” si dice “a favore delle vaccinazioni e vuole che nel Paese ci sia la massima copertura vaccinale possibile”, aggiungendo che “Noi siamo favorevoli all’obbligatorietà dei quattro vaccini che oggi, per legge, sono già’ obbligatori e siamo anche favorevoli all’introduzione di misure di obbligatorietà per vaccini che proteggono da malattie per le quali esiste una reale emergenza epidemica (come esiste al momento per il morbillo)”.

Inoltre, pur dichiarandosi fondamentalmente a favore di un approccio tendenzialmente persuasivo, il comunicato prosegue aprendo a “clausole di salvaguardia che introducono misure coercitive (i.e., “obbligo”) in caso di emergenze epidemiche oppure di cadute della copertura vaccinale sotto le soglie che garantiscono l’immunità di gregge”.

Secondo lei, il suo evidente e sistematico sostegno ai free-vax di Pesaro, è compatibile con l’attuale posizione del M5S-nazionale? Grazie anticipatamente, anche se, per l’ennesima volta, non vorrà o non potrà rispondermi.