
VITERBO- I viaggi ci sono sempre piaciuti, a chi non piacciono del resto. Anche quelli brevi, a pochi passi da casa, senza preparare troppe valigie. Forse sono proprio questi i migliori, quei viaggi che aiutano a scoprire le bellezze della propria città, nelle strade che tutti i giorni attraversiamo.
Dopo i palazzi storici e le fontane viterbesi, è la volta delle bellissime chiese disseminate in molti angoli della città. Tante, molto diverse, più o meno conservate a dovere.
Scarpe comode e conosciamo la Chiesa di Santa Maria Nuova nel quartiere medievale della città.
Siamo in Via San Lorenzo, nella zona denominata anticamente Castello di Sonza. Dalle forme romaniche, risale al XII secolo, pare essere stata riedificata sulle fondamenta di una precedente costruzione risalente al 1080. Santa Maria Nuova ha rappresentato, per moltissimi anni, un luogo di riferimento per i cittadini viterbesi poiché la chiesa veniva usata per le adunanze del popolo, oltre a possedere il privilegio di custodire le finanze comunali. Fu un complesso molto importante: una sorta di grande convento con orti, chiostri e ampi spazi adibiti alla preghiera.
La semplicità è la caratteristica di questa chiesa viterbese. Semplicità però che si traduce in precisi dettagli che ne identificano le peculiarità e soprattutto la storia che essa ci racconta. Tre navate, decorazioni in stile romanico, pregevoli capitelli scolpiti, diverse opere d’arte attribuite a Francesco d’Antonio da Viterbo, detto il Balletta.
Quello che salta alla mente nominando la chiesa di Santa Maria Nuova è il pulpito in pietra che affaccia sulla piccola piazza antistante la chiesa: risale al Duecento ed ha ospitato le celebri predicazioni di Tommaso D’Acquino.
E ancora l’antico chiostro: risalente agli anni 60′, l’origine di quest’ultimo affondava probabilmente in epoca longobarda, coperto da un alto strato di terra nel corso del XVII secolo ed usato come cimitero in seguito ad una pestilenza, fu dissepolto e debitamente ripristinato.


















