

UN PESCE DI NOME MARTA – RUBRICA CINEMATOGRAFICA – Un vero e proprio ritorno al passato con le vicissitudini delle protagoniste Ruth e Idgie.
Si è di fronte ad una storia narrata dall’anziana Ninny, una storia che racconta la faticosa emancipazione delle due donne, vissute nei complicati anni ’30, e che si caratterizza come uno stimolo per superare insicurezze ed ingenuità.
Pomodori verdi fritti alla fermata del treno vede la dolce ed altruista Eveline alle prese con il sovrappeso ed un matrimonio insoddisfacente che la lega al sornione Ed. Nel tentativo di rinvigorire la relazione e recuperare fiducia in se stessa, la donna frequenta corsi di autostima e motivazione personale, di cui lei stessa appare poco convinta, ma mai quanto Ed che, tra una birra ed una partita di football in TV, continua a trattarla con affetto ma timoroso distacco, assecondandola senza prenderla realmente sul serio.
In occasione di una visita ad una vecchia zia del marito, alloggiata presso una casa di convalescenza e riposo nei pressi di Whistle Stop, Eveline – rifiutata anche dalla bizzosa anziana – fa la conoscenza di Ninny, arzilla ottantenne con una smisurata voglia di parlare. Tra una chiacchiera e l’altra, Eveline viene introdotta al passato della sua nuova amica, rimanendo affascinata dalla storia di due sue compaesane, Ruth e Idgie, pioniere dell’emancipazione femminile ( un tema a me particolarmente caro e al quale dedico anche la mia vita professionale).
Si descrivono donne ribelli, libere, che sfidano le convenzioni e gli stereotipi.
Insomma una storia di donne come piacciono a noi che siamo “piccole” donne di nuova generazione.
Genere: Commedia
Durata 127 min.
Paese: USA
Anno: 1991
Regia: Jon Avnet

















