Un pesce di nome Marta – Recensione del film: “La pazza gioia”
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RUBRICA CINEMATOGRAFICA - Due donne agli antipodi: la prima mitomane e incredibilmente loquace; la seconda: una mamma psicologicamente instabile e impaurita, a cui è stato sottratto il figlio. Due donne unite dal filo del disturbo mentale e dal coraggio di spiccare un volo proibito, finiscono così per diventate compagne di un’avventura verso la rispettiva redenzione.

RUBRICA CINEMTOGRAFICA – Beatrice Morandini Valdirana ha tutti i tratti della mitomane dalla loquela inarrestabile. Donatella Morelli è una giovane madre tatuata e psicologicamente fragile a cui è stato tolto il figlio per darlo in adozione. Sono entrambe pazienti della Villa Biondi, un istituto terapeutico per donne che sono state oggetto di sentenza da parte di un tribunale e che debbono sottostare a una terapia di recupero. È qui che si incontrano e fanno amicizia nonostante l’estrema diversità die loro caratteri. Fino a quando un giorno, approfittando di una falla nell’organizzazione, decidono di prendersi una vacanza e di darsi alla pazza gioia.

Due donne agli antipodi: la  prima mitomane e incredibilmente loquace; la seconda: una mamma psicologicamente instabile e impaurita, a cui è stato sottratto il figlio.

Due donne unite dal filo del disturbo mentale e dal coraggio di spiccare un volo proibito, finiscono così per diventate compagne  di un’avventura verso la rispettiva redenzione. La storia dolceamara, che costringe a restare in bilico tra la risata e la commozione, si costruisce su un puzzle di attimi e racconti di pazzi dove diventa difficile trovare la verità e la realtà assoluta.

La follia in questo film viene rappresentata come una fuga dalla realtà ma come una risposta alla tristezza del mondo.

Immergendosi nella storia e nel viaggio senza meta delle donne si ha come il desiderio di diventare un po’ pazzi per potersi permettere di godere di una follia che si raffigura come rivincita non solo verso se stesse e le famiglie o gli affetti ma anche verso l’istituzione, sovvertendo l’ordine costituito, per poi farvi diligentemente ritorno.

Buona follia a tutti .

 

Anno: 2016

Genere: Commedia drammatica

Produzione: Italia

Durata 118 minuti

Regia di: Paolo Virzì

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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