Un pesce di nome Marta – Recensione del film: “Il favoloso mondo di Amélie”
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RUBRICA CINEMATOGRAFICA - La recensione di questa settimana si configura un po’ come un tuffo nel passato : Una storia deliziosa, diversa e curiosa, che fa star bene… e in questo periodo la voglia di star bene si fa sentire. E’ un film che tutte le ragazze dovrebbero vedere, una pellicola dalla quale farsi trasportare.

UN PESCE DI NOME MARTA – RUBRICA CINEMATOGRAFICA – La recensione di questa settimana si configura un po’ come un tuffo nel passato : Una storia deliziosa, diversa e curiosa, che fa star bene… e in questo periodo la voglia di star bene si fa sentire.

Il favoloso mondo di Amélie, uscito nel lontano 2002, è stato accolto e celebrato da una platea di giovani ragazze desiderose di essere riconosciute “uniche”, come una sorta di inno all’innocenza e all’originalità. Non si capisce esattamente in cosa dovrebbe consistere “Le Fabuleux Destin d’Amélie Poulain”, dato che di favoloso non le succede quasi nulla. Amélie vive a Parigi, che sembra essere un non luogo popolato di persone che non si rivolgono la parola e si scansano vicendevolmente quando si affiancano sul marciapiede. Amélie non ha amiche, non ha impulsi sessuali, non legge mai e nemmeno esce, neanche per bersi una birra e ricordarsi che, in fondo, abita in una delle città più belle del mondo. Il regista è  riuscito a trasformare quella che avrebbe potuto costituire una denuncia dell’estraniamento e della solitudine dell’individuo in un invito alle ragazze a ostentare un’espressione vacua e stralunata, a non esprimere desideri o pulsioni e a interagire poco, e nel modo più incomprensibile e fastidioso possibile. 

Amélie trascorre le sue giornate a servire caffè e piatti caldi agli avventori del Café des 2 Moulins di Montmartre. Sembra che nessuno le rivolga parola per più di due minuti e comunque mai per avviare una conversazione di spessore superiore a “Bella giornata!” (affermazione) e “Sì, davvero” (risposta). Sembrerebbe il perfetto incipit di una riflessione sull’atomizzazione nella società globalizzata e capitalistica e la solitudine dell’individuo, se non fosse che Amélie non sembra assolutamente soffrire per il vuoto relazionale incessante che colma le sue giornate. A parte gli scherzetti ai vicini di casa e le fotografie al nano da giardino del padre, la vita della giovane parigina è fatta di routine, percorsi da un punto all’altro della città e una quantità di tic angoscianti che lei definisce “piccoli piaceri della vita”.

Poco interessata a costruirsi una carriera, una sensata rete di relazioni umane o anche solo un hobby banale, Amélie si aggira con espressione vacua per Parigi, producendo in un esercito di adolescenti e tardoadolescenti affamate d’attenzione la pericolosa convinzione che l’innocenza e l’ingenuità a tutti costi non sia solo la piacevole e naturale condizione delle ragazze che altrove definiremmo “affette da disturbi dell’apprendimento”, ma che sia anche irresistibilmente sexy.

Una voce fuori campo, puntigliosa e affettata, ci introduce in un universo parallelo in cui le piccole cose senza importanza di tutti i giorni assumono un rilievo esasperato. Ma il regista e cosceneggiatore non ricerca “la poesia del quotidiano” o altre sottili svenevolezze: il suo sguardo è chiaramente ironico e impertinente, tutti i personaggi, umani e non, che percorrono il suo film hanno la vivacità e lo spessore di un cartone animato, avvenimenti e emozioni suonano plateali e risulterebbero fastidiosi, se non fossero sapientemente stemperati da una dose da elefanti di autoironia.

La “missione” di Amélie (restituire la gioia al suo prossimo) non è indicata come un esempio da seguire, al contrario: la giovane viene presentata come una nevrotica che s’illude di superare i propri problemi dedicandosi completamente agli altri, non per amore dei suoi simili, ma per disamore di se stessa. Le “magie” che compie talvolta funzionano, spesso si arenano, talvolta non si sa come siano destinate a risolversi. Ma l’amore, è ovvio, arriverà anche per lei, e non poteva essere altrimenti, trattandosi di un film parigino prima ancora che francese: quel che conta è che si manifesti in forme adeguatamente stralunate, abbastanza pazze e improbabili da non stonare nel tessuto complessivo del film.

E’ un film che tutte le ragazze dovrebbero vedere, una pellicola dalla quale farsi trasportare.

Ed è un film da ri -vedere perché in questo momento un po’ di magia può solo che far bene. Buona visione!!

Titolo Originale: Le fabuleux destin d’Amélie Poulain

Nazione: Francia/Germania

Anno Produzione: 2001

Genere: Commedia/Grottesco

Durata: 120′

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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