
UN PESCE DI NOME MARTA – RUBRICA CINEMATOGRAFICA
Recensione del film “18 anni dopo”
di Edoardo Leo
Italia, 2010, 100’
con Edordo Leo, Eugenia Costantini, Gabriele Ferzetti, Marco Bonini, Sabrina Impacciatore
Mirko e Genziano sono due fratelli sui trentacinque anni che non si vedono e non si parlano dal momento in cui la madre, di origini inglesi, morì tragicamente in un incidente stradale in cui furono coinvolti anche loro poco più che diciottenni. Nessuno sa bene cosa sia veramente successo quel giorno. Da allora Genziano è andato a vivere a Londra dal nonno Henry e lavora come broker finanziario. E’ diventato un uomo di successo, completamente immerso nella sua attività ed è un tipo molto chiuso nei confronti dei sentimenti. Mirko invece è rimasto a Roma: vive con il padre Marcello e lavora con lui nella stessa malandata officina. Oggi è un uomo apatico, bloccato e leggermente balbuziente; vive in una modesta casa di periferia con la moglie Mirella, sua fidanzata storica, e il loro bambino Davide di 4 anni. Diciotto anni dopo muore Marcello. Nelle sue ultime volontà, il padre scrive che siano i figli a portare le sue ceneri sulla tomba della madre che riposa in un piccolo cimitero di un paesino della Calabria, vicino alla loro casa al mare dove la donna perse tragicamente la vita. I due fratelli si rincontrano e seguono Il testamento che li obbliga a fare il viaggio con la vecchia spider, restaurata di nascosto dal padre dopo l’incidente…
La scelta di rivedere questo film in questo momento storico è stata dettata da diversi aspetti:
il tema del viaggio ed il tema dei rapporti familiari, che ritengo molto attuali in questo periodo di quarantena e stretta convivenza forzata.
Due fratelli piombati in uno stizzoso reciproco silenzio, costretti ad affrontare un lungo viaggio insieme, detta così, in poche parole, la trama sembra semplice e scontata ma vi assicuro che i ” finti” colpi di scena, ed il connubio misuratissimo di scene comiche e momenti toccanti (uno tra tutti le parole di Cate, figura poco comprensibile, afferrabile e di difficile stereotipizzazione) risulta davvero azzeccatissimo.
Chi resta a casa di Mirko, nel frattempo, prova ad imparare la lingua inglese ed a esorcizzare l’ idea della morte, cercando di comprendere la verità, nient’altro che la verità tra risa e sensi di colpa.
Il mio consiglio? Se avete qualcosa da dire a qualcuno guardate questo film insieme a lui/lei…


















