
VITERBO – Stanno cambiando molte cose, spesso sotto al nostro naso. Dobbiamo prenderne atto e immaginare il futuro del Trasporto. Anzi, dobbiamo essere lucidi, tutto quello che riguarda la Macchina è perfetto. Perfetto perché il Sodalizio è una garanzia, i costruttori sono una garanzia ed è stato accumulato nel tempo un know how impressionante.
Quello su cui la città di Viterbo deve intervenire è il sistema di fruizione e partecipazione del pubblico al tre settembre. Facendo anche i conti che Macchina, Facchini e popolo sono i tre pilastri su cui si regge non solo l’emozione ma anche la candidatura Unesco. La fruizione del Trasporto è limitata e limitante, non tanto oggi dove ancora la situazione regge ma lo sarà domani.
Cosa accadrà domani? Arriveranno i turisti, i curiosi, quelli che da varie città d’Italia (ma siamo pronti a scommettere anche dall’estero) vorranno esserci. Perché diciamo questo? Semplice. Avete notato che questa mattina, 2 di settembre, il Tg1 mattina ha fatto un lungo collegamento da San Sisto per raccontare la “pesata” della Macchina? Vi siete accorti che nei giorni scorsi la brava Ilaria Grillini è venuta a Viterbo e anche lei ha raccontato, oltre che la città, la Macchina a favore delle telecamere di Uno Mattina Estate?
Avete fatto caso che influencer come ‘In viaggio con Wallace’ hanno dedicato dei video alla Macchina? Tutto questo, accumulato nel tempo ed espanso attraverso il web, avrà delle conseguenze. Il lavoro che sta facendo la Rete delle Macchine a Spalla per la promozione di questo patrimonio dell’Umanità produrrà degli effetti. Questa estate una mostra fotografica a Sassari ha raccontato ai sardi e non solo la Macchina di Santa Rosa.
Ma se eravate distratti vi evidenziamo un fatto clamoroso che ci è accaduto sotto al naso. Ad agosto a Bolsena, la turistica Bolsena (quella che conosce la materia turismo da più tempo di tutti nella Tuscia e che ha la più corposa capacità ricettiva della zona), è stata esposta sul sagrato di Santa Cristina la Mini Macchina del Pilastro, che poi è una riproduzione di Spirale di Fede ossia una vecchia Macchina di Santa Rosa.
Probabilmente è stata la cosa più fotografata dai tantissimi che si sono trovati nel paese del lago. Ma il fatto significativo è che un comune turistico, conoscendo la materia, ha pensato di prendere un simbolo del capoluogo e fare in sostanza promozione delle bellezze dell’area vasta. L’ha addirittura fatto a sue spese. Considerate quanti tedeschi veri e quanti olandesi veri hanno conosciuto questa estate la Macchina di Santa Rosa (sebbene in formati XS) e immaginate a quante foto hanno inviato a parenti e amici.
Tutto questo, nel tempo (ma va considerato che al giorno d’oggi è tutto rapido), è destinato a produrre una domanda di Santa Rosa, un mercato di persone che chiederanno di assistere al Trasporto. E il capoluogo di Tuscia non può presentarsi su un simile mercato con 1601 sedie di cui 280 già date alle categorie speciali, 200 ai viterbesi nottambuli, una parte riservata agli ospiti di Comune e Prefettura e il resto affidate a un sistema di vendita locale.
Pochi posti, mal venduti. Su tutto questo urge un ragionamento. Al di là dello scudo di una “tradizione” che spesso non si comprende neanche cosa sia, da chi sia stata fondata, nell’interesse di chi “perpetrata”. Tradizione è il Trasporto e l’immagine di una città in festa, come organizzare la partecipazione alla festa non è tema da decidere al bar.


















