
Stiamo seguendo con grande attenzione il dibattito in corso in città sul termalismo. A scatenare il putiferio il piano messo appunto dall’assessore Tonino (Scarface, per via della somiglianza con Al Pacino) Delli Iaconi. Piano che prevede la riduzione a poco più di 20 litri al secondo, rispetto agli attuali 37/43, per la struttura Terme dei Papi.
Manovra, che persone accreditate, riferiscono necessaria se si vuole tornare a dare risorsa idrica termale al complesso delle ex Terme Inps. Struttura attraverso cui passa la strada che potrebbe portare, il percorso è irto e ricco di ostacoli, Viterbo a diventare veramente una città termale. Non è chiaro – e forse sarebbe il caso di realizzare un’accurata inchiesta, per individuare i vari responsabili (sempre che qualcuno non continui a credere che le cose accadono per caso, cadendo dal cielo) – come la classe politica viterbese si sia fatta marcire tra le mano una realtà, quella delle ex Inps, che dava lavoro a centinaia di persone e che portava veramente persone nella Tuscia. Sarebbe importante trovare finanziatori per sviluppare sul tema un’apposita e dettagliata inchiesta giornalistica. Al di là di questo aspetto, ragionando sull’oggi, ci sembrano degne di nota le riflessioni mostrate in un recente articolo dal presidente dell’associazione ‘Il Bullicame’, al secolo Giovanni Faperdue.
LEGGI L’ANALISI DI GIOVANNI FAPERDUE
Riteniamo che liberare acqua da mettere a disposizione della rinascita delle ex Terme sia una mossa interessante, che rompe una situazione che a oggi non ha prodotto risultati. La città termale è di fatto lettera morta. Un piano – quello di Delli Iaconi non sarà il Vangelo, ma è pur sempre qualcosa da cui partire -, dopo anni e anni di silenzio assordante c’è. Indiscrezioni ci dicono di alcuni interessamenti per le ex Terme Inps da parte di diversi imprenditori. Tra le voci di capitali cinesi pronti a essere scommessi sulla nascita della città termale di Viterbo, di possibili investitori da altre città termali consolidate, spunta anche un sussurro che parla di una cordata di imprenditori della Tuscia pronti a fare il grande salto.
Ora la domanda da farsi è. Se c’è qualcuno pronto a spendere ingenti capitali su una struttura termale da rifare completamente e che avrà a disposizione una ventina di litri al secondo perché lo stesso quantitativo dovrebbe determinare il collasso di una realtà florida e praticamente perfetta come Terme dei Papi?


















