Termalismo, Faperdue: "Ridurre i litri di acqua utilizzati da Terme dei Papi necessario per riaprire le ex Terme Inps"
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Giovanni Faperdue dell'associazione 'Il Bullicame' interviene nel dibattito sul termalismo viterbese. Dal suo punto di vista Palazzo dei Priori sta agendo per ridare acqua alle ex Terme Inps e quindi attrarre finanziatori.
Giovanni Faperdue

Il piano di Palazzo dei Priori per “smuovere”, dopo anni di coma profondo, la situazione del termalismo viterbese sta facendo molto discutere in città. Uno dei temi più caldi è quello delle Terme dei Papi. La famiglia Sensi, che gestisce da decenni la struttura, ha paventato una una crisi della florida realtà in conseguenza della riduzione di acqua termale fruibile, in seguito a quanto ideato dall’amministrazione Michelini. Sulla vicenda è intervenuto il presidente dell’associazione ‘Il Bullicame’, Giovanni Faperdue.

 

 

L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE ‘Il BULLICAME’ GIOVANNI FAPERDUE

 

La recente proposta, scaturita e approvata in commissione comunale, di rivedere i quantitativi di acqua termale concessi alle Terme dei Papi, invita a fare alcune considerazioni. Se prendiamo in esame lo studio sulla potenzialità globale del bacino del Bullicame, condotta dall’equipe guidata dal professor Vincenzo Piscopo dell’Università della Tuscia, scopriamo che i litri totali che possono essere emunti dall’intero bacino termale, senza pregiudicarne la regolare attività, sono circa 78-80 al secondo.

 

La proposta approvata in commissione, per regolare i quantitativi che vengono attualmente usati dalle Terme dei Papi, ha un duplice scopo. Quello di salvaguardare l’intero bacino, e quello di recuperare la quantità di acqua che le Terme dei Papi hanno sottratto alle ex Terme Inps nel 1993, con la trivellazione del famoso “pozzetto”. Prima di allora questo pozzo erogava 4,5 litri al secondo. Dal 1993 l’erogazione spontanea è passata a 23-25 litri al secondo. Dopo questa trivellazione i pozzi “Gigliola” e “Uliveto” di pertinenza delle ex Terme Inps, si sono completamente asciugati, lasciando senza una goccia di acqua termale la struttura. Gli studi del Direttore di miniera, Prof. Giuseppe Pagano, evidenziano che le Terme dei Papi usano un quantitativo che va da un minimo di 37 ad un massimo di 43 litri al secondo.

 

Questa quantità è un mare di acqua, che in una città che vuole usare il termalismo come volano di sviluppo, non è più pensabile si possa concedere. Poi dobbiamo anche considerare che le Terme dei Papi, durante il periodo invernale, usano una parte di questa erogazione per riscaldare l’albergo e lo stabilimento. Un altro spreco si ha nel riempimento della piscina che, nel punto di maggiore profondità,  arriva ancora a tre metri. Tale dislivello era necessario per la presenza del trampolino, che però è stato eliminato da oltre venti anni. La piscina delle Terme dei Papi ha una superficie di 1690 metri quadrati. Ogni centimetro d’acqua di livello della vasca, corrisponde a 16.900 litri. In totale la piscina, quando è piena, contiene circa 2.500 metri cubi di acqua che equivalgono a circa 2.500.000 litri. Se si livellasse il fondo della piscina portandolo ad una profondità massima di mt. 1,25 si avrebbe un risparmio di circa un milione di litri. La capienza complessiva scenderebbe così da 2.500 a 1500-1600 metri cubi, con un risparmio settimanale di milioni di litri d’acqua.

 

Inoltre ci sarebbe il vantaggio per i bagnanti di poter camminare liberamente su tutto il pavimento della piscina,  (mentre oggi si può andare nella zona più profonda solo con un galleggiante o anche nuotando). Questa riduzione consentirebbe anche un maggiore ricambio, che renderebbe le acque della piscina più pulite.  Le Terme ex Inps sono un bene di Viterbo e devono essere messe in condizione di funzionare al più presto, per il rilancio della nostra economia. Senza la disponibilità di acqua termale sarà ben difficile trovare un compratore e fare ripartire quello stabilimento. Nelle pieghe delle lamentele potrebbe nascondersi la volontà di non creare concorrenza?

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