

BAGNAIA – Domenica 20 settembre, a partire dalle ore diciassette – quell’ora magica in cui la luce pomeridiana si fa ambra e comincia a pennellare le facciate di Piazza XX Settembre e Piazza Castello –, torna a farsi vivo l’EXTRA Teatro Festival. Un’invenzione geniale, un atto d’amore firmato da due agitatori culturali di razza, Aleksandros Memetaj e Yoris Petrillo, che sotto le insegne di Anonima Teatri – e con il beneplacito e il contributo del Comune di Viterbo – continuano a ricordarci una verità elementare quanto dimenticata: la periferia non esiste, se non nello sguardo corto di chi non sa guardare.
La liturgia laica di questo pomeriggio d’arte si apre con un vero e proprio sortilegio sonoro: More than notes. Di e con Patrizia Rossi. Dimenticatevi l’arpa come soprammobile borghese, come angioletto di marzapane o reliquia da salotto buono. Qui lo strumento sveste i panni polverosi del cliché per farsi navicella spaziale, corsera di un viaggio visivo e acustico che ci sbatte altrove, lontano dal tran-tran del consueto. È un’archeologia del suono che ci riconcilia con la bellezza sfacciata, quella che non chiede permesso.
E poiché la bellezza, per essere tale, deve farsi carne e pensiero, ecco che il sipario invisibile della piazza si apre sul piatto forte della serata: Eroi e letteratura, partorito dalle menti di Memetaj e Petrillo, e agito sulla scena da un ensemble di caratura internazionale che unisce i corpi di Caroline Loiseau, Anne-Gaëlle Stéphant, Yoris Petrillo, Aleksandros Memetaj e Catarina Ramos Nunes, il tutto colonna-sonorizzato dal vivo dalle frequenze vibranti di Marco Memetaj.
Che cos’è un eroe oggi? Ce lo racconta la scena, trasformando l’archetipo in materia viva. Non un reperto da museo polveroso, non una statua equestre da imbrattare di piccioni e indifferenza, ma una lente ustoria attraverso cui decifrare il nostro presente così smarrito, così furioso, così maledettamente solo. Il mito non è mai nostalgia – la nostalgia è la patologia dei senzatetto dell’anima –, il mito è lingua madre. È il vocabolario primigenio che sa dare un nome alle nostre speranze di carta velina e ai nostri fallimenti quotidiani.
Il tutto – e qui risiede il miracolo civile che tanto ci riconcilia con il mondo – a ingresso rigorosamente gratuito. Perché la cultura non è una merce da borsa valori, ma un presidio democratico, un’epidemia benefica che deve contagiare piazze, vicoli e coscienze.
La Tuscia, del resto, è un museo orizzontale racchiuso tra il monte e il mare, uno scrigno di potenzialità incommensurabili che merita di essere scosso dal torpore. EXTRA Teatro Festival fa esattamente questo: semina cortocircuiti poetici, spazia agilmente tra la prosa, la danza e il circo, e ci restituisce il senso di una comunità che si riconosce sotto le volte del cielo.
Domenica a Bagnaia si va in scena. Per ricordarci, ancora una volta, che siamo fatti della stessa materia dei sogni e, fortunatamente, anche di un po’ di sano teatro.



















