

SORIANO NEL CIMINO – C’è un momento preciso, alla fine dell’estate, in cui i boschi che coronano la cima dei Monti Cimini smettono di cullare il sonno quieto della bella stagione e sembrano mettersi in ascolto. I castagni – giganti nodosi e pazienti che da secoli custodiscono i segreti di questa terra – cominciano a far fremere le loro foglie sotto il primo soffio settembrino. È un segnale silenzioso. A Soriano nel Cimino il tempo, semplicemente, decide di fare un salto indietro di cinquecento anni.
Non è soltanto una festa, e chiunque si lasci ingannare dal profumo dolce delle caldarroste o dal nome della storica manifestazione rischia di perdere il senso profondo di ciò che qui si compie. La Sagra delle Castagne – giunta quest’anno alla sua cinquantanovesima edizione, orchestrata come un grande congegno di precisione dall’Ente guidato da Antonio Tempesta – non è una rievocazione polverosa, ma un vero e proprio rito collettivo. Un sortilegio che dal 2 al 18 ottobre trasformerà il borgo in un teatro vivente, diviso e unito dalla fiera rivalità delle quattro contrade: Papacqua, Rocca, San Giorgio e Trinità.
Ma prima che le spade cozzino nel Palio, prima che i cortei in abito storico sfilino sotto lo sguardo severo e magnanimo del Castello Orsini, c’è un’attesa che pulsa. Un fine settimana di anteprima – quello del 19 e 20 settembre – pensato come un portale per varcare la soglia del passato.
Si comincia sabato mattina in sala consiliare con la presentazione ufficiale della kermesse, del volume “Fidelitas” e del Palio 2026. Ma la vera anima letteraria e misteriosa di Soriano si svelerà nel pomeriggio, quando il convegno “La Regola e la Rocca” aprirà le porte sulle suggestioni della memoria orsiniana e della spiritualità francescana, affidate alle voci autorevoli dello storico e caporedattore del TG1 Mario Prignano, di Frate Alessandro Brustenghi e dello studioso locale Marco Fanti.
E poi, quando calerà la sera, le luci del Teatro Cinema Florida si accenderanno su qualcosa che ha il sapore di un giallo rinascimentale, cupo e affascinante. Alle 21 andrà in scena “Il fantasma Marcello. La triste morte di Marcello Capece e Violante Diaz: un caso non risolto”, uno spettacolo liberamente tratto da “La Duchessa di Paliano” di Stendhal, curato da Maurizio Annesi e animato da un nutrito cast locale, con i costumi firmati da Antonio Marcucci e il trucco di Andrea Marchi. Una storia di passioni fatali e sangue, di quelle che sembrano impregnare le pietre stesse dei vecchi palazzi.
Domenica mattina la riflessione storica riprenderà quota con gli interventi di Maria Salemi, Federico Canaccini ed Elisabetta Gnignera, mentre l’orizzonte si sposterà già verso la grande mostra “Vestimenta Historiae” che, dal 26 settembre al Castello Orsini, spalancherà gli armadi della storia per mostrarci abiti e gioielli dal Trecento al Cinquecento.
Soriano si prepara dunque a indossare la sua armatura più bella. Tra banchetti segreti (Convivium Secretum), bandiere che fendono l’aria, arcieri implacabili e l’eco lontana di un Medioevo che qui non è mai davvero morto, il paese intero torna a credere nella sua favola. Una favola fatta di pietra, castagne e anime che, per qualche settimana, scelgono di camminare di nuovo tra di noi.


















