Serra sfida i MoRi a uscire allo scoperto: i nodi politici sono ancora tutti da sciogliere
Moricoli
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Alla richiesta di incontro dei MoRi, Serra ha risposto: “Incontrerò Moricoli. Se invece l’incontro lo chiede il coordinamento provinciale, devono parlare con il segretario Andrea Egidi e non con me”. Un modo per tirarli fuori da questa costruzione politica (supercazzola del politichese) e continuare a mettere i puntini sulle “i” e a sottolineare che il problema sta ancora lì e si chiama Moderati e Riformisti.

I MoRi chiedono un incontro al capogruppo del Partito Democratico Francesco Serra che risponde: “Incontrerò Moricoli”. Lo scambio è stato raccontato ieri dal Messaggero di Viterbo. Uno scambio che dimostra quale sia il clima in casa della maggioranza. Ora che la crisi sembra stia per rientrare e quasi tutti i consiglieri dissidenti (incluso Serra) rientrare nei ranghi, il clima resta teso. Erano stati Filippo Rossi e Alessandro Romoli del coordinamento provinciale dei Moderati e Riformisti infatti a chiedere un incontro a Francesco Serra, capogruppo del Partito Democratico. Una lettera che ancora una volta sottolineava l’incerta costruzione politica dei MoRi divisi in Comune a Viterbo e uniti nel coordinamento provinciale.

I Moderati e Riformisti in teoria racchiuderebbero tutti i consiglieri comunali delle liste civiche di maggioranza del comune di Viterbo, anche se a Palazzo dei Priori nessuno ha voluto accettare di abbandonare il proprio ruolo da capogruppo e quindi, a parte Paolo Moricoli, tutti sono rimasti nei loro gruppi di appartenenza. A parte l’ex Sinistra Ecologia e Libertà che invece ha fondato il gruppo dei MoRi

Ed è proprio solo a questo che Serra ha risposto: “Incontrerò Moricoli. Se invece l’incontro lo chiede il coordinamento provinciale, devono parlare con il segretario Andrea Egidi e non con me”. Un modo per tirarli fuori da questa costruzione politica (supercazzola del politichese) e continuare a mettere i puntini sulle “i” e a sottolineare che il problema sta ancora lì e si chiama Moderati e Riformisti.

Troili l’aveva detto “che non è finita” (qui) e Quintarelli lo aveva preannunciato “che tempo un mese e ricominciamo come prima” (qui). Le premesse ci sono ancora tutte e il clima non sembra certo ancora dei migliori. Ma c’è una settimana di tempo prima del Consiglio di venerdì 26, per risolvere i problemi che non sono stati risolti in oltre due mesi.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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