
Otto assessori al prezzo di sette e il rimpasto si chiude. Una vecchia litania delle amministrazioni incapaci di far pace con loro stesse e l’eterna lotta tra la necessità di rappresentanza politica e la (presunta) virtù di tagliare i costi della politica partendo dagli stipendi degli incarichi pubblici.
E così la verifica di maggioranza, stoppata solo dalla cronaca di queste ore che ha coinvolto Palazzo dei Priori con i domiciliari al dirigente Dello Vicario per l’affaire rifiuti (qui), si dovrebbe chiudere con la concessione ai serra-panunziani, il pareggio dei fioroniani del Pd e la sconfitta dei fioroniani civici grazie alla rinuncia dell’indennità di uno degli 8. “Un volontario” spiega Michelini a microfoni spenti. L’identikit coinciderebbe quello di Antonio Delli Iaconi, assessore alla (mezza, leggi qui) cultura che dovrebbe lasciare l’assegno nelle casse del Comune di Viterbo.
Michelini dunque accetterà la giunta a otto giocandosi una parte di credibilità. Durante l’ultimo Consiglio comunale infatti aveva teso una sorta di imboscata ai dissidenti serra-panunziani provando a chiudere la crisi con un colpo di mano provando a imporre la sua squadra e spiegando chiaramente che le cose sarebbero andate “o così o tutti a casa. O una giunta a sette oppure mi dimetto”. Alla fine Michelini non ha fatto né l’uno né l’altro e chiuderà la verifica portando a casa il risultato in vista dell’approvazione del bilancio.
Quanto al nome nuovo, l’ottavo assessore, ancora non è stato confermato e anche i rumors che si rincorrono sembrano più che altro diversivi per non bruciare il reale candidato “o candidata” alla carica di assessore, come dice Michelini. Anche qui l’identikit è stato fornito dallo stesso sindaco. “Sarà una figura tecnica di espressione politica ed esterna, perché sennò entra un fioroniano in Consiglio”.

















