
VITERBO – Viterbo vuole essere una città o un paese? (leggi qui) Da questa domanda siamo partiti, qualche giorno fa, per aprire un ragionamento che inevitabilmente va a insistere sul centro storico. Un obiettivo che la politica sembra essersi data, dopo decenni di chiacchiere a vuoto e sedie riscaldate a puntino, è oggi il rilancio del centro. Congiunture astrali fortunate hanno determinato condizioni di cassa favorevoli e un lavoro tecnico bestiale sta ora permettendo agli edifici del centro storico di ritornare in vita. Ce lo raccontava l’assessore alla Cultura Antoniozzi nell’intervento inviato a La Fune proprio in risposta al nostro editoriale sul bivio “città o paese?” (leggi qui).
Rinascono gli Almadiani, la ex Zaffera, Sant’Orsola, il Lazzaretto, la Pensilina del Sacrario, lo “Stallone del papa” di Sallupara. Ops … si sono dimenticati di una cosa: la biblioteca degli Ardenti. Vi diamo una notizia: è chiusa. Ve ne diamo un’altra: c’è un progetto per fare di Palazzo Santoro (affaccio su piazza del Teatro) un esempio a livello europeo. Ve ne diamo una terza: quella progettualità è chiusa in un cassetto da svariati anni. Altra notizia: c’è alle spalle di Palazzo Santoro un’area pericolante dai bombardamenti della seconda Guerra Mondiale. Una proprietà di un privato a cui nessuno mai, singolare ma vero, ha chiesto di intervenire per ripristinare sicurezza (poi si va da Floris e gli si chiede conto di una strada) e decoro. Quale sarebbe l’assessore e il dirigente da indagare in caso di crollo addosso a un gruppo di ragazzini che giocano a ridosso dello stabile di piazza Campoboio? Ce lo stiamo domandando, anzi lo domandiamo alla città. Le notizie sarebbero anche molte altre ma preferiamo tenerle nel cassetto, almeno per un po’. Poi verrà il tempo, non bisogna avere fretta.
Ci domandiamo come si può immaginare una strategia di rinascita del centro e non intervenire sulla biblioteca degli Ardenti? Di cosa sarebbe fatta l’idea di città che la politica di questo territorio (a tutti i livelli sia chiaro: Comune, Regione, Parlamento, Europa) ha in mente? Di cemento e recupero di edifici? E cosa ci mettiamo in questi edifici? Forse sarà sfuggito a lor signori, sempre troppo freneticamente presi dalla passerella (chi fa passerella ha il destino di un passante, di uno che passa, verrebbe da dire), che una città rinasce davvero se c’è un pensiero. E allora servirebbe cura dei luoghi del pensiero. Antoniozzi, crediamo, possa essere d’accordo con noi.
E se mettiamo al centro il pensiero e non i mattoni e il cemento, in una sorta di bulimia da fondi PNRR, non possiamo dimenticarci della biblioteca. Luogo dove il pensiero si forma e si alimenta, dove ci si incontra senza il collante della “birretta” in mano. Posto dove dovremmo spingere la nostra gioventù, fino dalla più tenera età.
Ricordiamo la presentazione del progetto per fare di Palazzo Santoro e piazza Campoboio una biblioteca spettacolare. La nostra libreria privata porta ancora il peso di quelle 200 pagine di spiegazione che aveva voluto regalarci il Commissario Paolo Pelliccia, ideatore e ispiratore di quella rivoluzione. Bene, il più grande atto rivoluzionario per fare di Viterbo una città era stato messo al mondo da quel signore così strano, così lontano dalla passerella, così in linea con il pensiero di livello nazionale e internazionale che ogni anno va (per lui) nei locali della biblioteca di viale Trento gratuitamente a offrirsi ai viterbesi. Lì non c’è passerella, non ci sono fondi pubblici a sostegno, insomma non ci sono gli ingredienti che tanto piacciono a una politica locale che sa tanto di paese. Onorabile paese, ci mancherebbe. Ma se Viterbo sogna di essere una città bisogna superare anche certi atteggiamenti e modi e simpatie e vizi della sua politica. No?
La crisi del centro storico è una crisi di negozi, una crisi di “x” lattine di Coca Cola da asporto vendute in meno, anno dopo anno, solo a un’analisi superficiale. E allora da questa analisi superficiale nasce l’idea (superficiale) di regalare un’ora di parcheggio. Magari si potrebbe pensare di aggiungere una sorpresa, come si fa per aumentare la vendita delle buste di patatine, a chi timbra una card a dimostrazione di avere messo tre volte nello stesso mese piede in centro. Sorpresa da ritirare presso i Servizi Sociali (già, regaliamo 80mila euro di parcheggio quando c’è chi non ha di che campare) … La crisi del centro è una crisi di pensiero. Il centro non è centrale perché scarseggia chi pensa in questo paese che si dichiara città e il pensiero non è messo al centro dello sviluppo. Per questo ci si dimentica della biblioteca quando si “sminestrano” i fondi del PNRR.
Ma quanto scriviamo non vuole essere un’accusa, bensì un invito. Chi governa a Palazzo dei Priori ha fatto e sta facendo bene sul centro storico – ne siamo stati convinti ieri, lo siamo oggi e lo rimarremo domani -. Umanamente riteniamo che ci sia un errore nei loro calcoli e visto che la città che amministrano è la nostra glielo segnaliamo. Serve alla città di Viterbo, se città vogliamo chiamarla, una biblioteca di livello europeo. E questo dovrebbe essere obiettivo di tutti. Di chi siede in via Ascenzi, chi sta a Roma e di chi frequenta l’Altiero Spinelli.
Una biblioteca “bomba” per i ragazzi e per i bambini. Perché dove c’è un luogo d’interesse per i bambini arrivano le famiglie e le famiglie sono quelle che normalmente riempiono un centro storico. Tra l’altro quegli incontri che fa Pelliccia nella “nascosta” viale Trento potrebbero sbarcare in piazza del Teatro. Lì il Commissario potrebbe insegnarci che per fare un Festival non servono i soldi ma le idee.


















