
VITERBO – Pedonalizzazione della zona di Porta della Verità? C’è chi chiede di farlo con intelligenza. Alla redazione de La Fune è arrivata in queste ore una nota stampa che porta in calce moltissime firme. Vuole essere un intervento di risposta alla nota, che abbiamo pubblicato nei giorni scorsi, a firma di Transistor Viterbo per la mobilità sostenibile e la vivibilità urbana e Comitato spontaneo genitori Parco Chiara Lubich (leggi qui). Un intervento quest’ultimo che aveva fatto seguito a un episodio di cronaca riguardante una persona investita proprio a Porta della Verità.
Il tema è sicuramente caldo. Ci troviamo in un punto del centro storico che ha molti punti di forza e d’interesse da fare convivere e coesistere insieme. Oggi il parco Chiara Lubich è sicuramente lo spazio giochi migliore dell’intera città di Viterbo. Un’area giochi moderna, al passo con gli standard di altre città (fino a poco tempo fa sembrava di stare negli anni Novanta) e decisamente molto ben fatta. Questo comporta che sempre più famiglie portino qui i propri bambini, anche perché davanti c’è una gelateria artigianale di grande successo.
Nella zona c’è una rinata piazza Dante. Palazzo dei Priori ha restaurato, dopo svariati decenni, la fontana e un imprenditore ha aperto un bel bar. Ma tutta quell’area è “casa” di attività di grande qualità: negozi di generi alimentari, macelleria di livello e fino ad arrivare a ristoranti con una sana e robusta identità. Insomma la zona di Porta della Verità e via Mazzini e limitrofe è un pezzo di centro storico dove le cose, pure con le fatiche del caso, funzionano.
Veniamo alla lettera che hanno voluto inviare al nostro giornale i titolari di queste attività, a cui auguriamo di prosperare sempre più e il cui intervento rilanciamo con attenzione e interesse. “Sicurezza sì – dicono – ma senza spegnere una delle poche strade ancora vive. Pedonalizzare non è sempre la risposta giusta. Tutta l’area di Porta della Verità e di via Mazzini è una delle poche dove le attività commerciali continuano a resistere: la chiusura al traffico rischierebbe di mettere in difficoltà botteghe, negozi e servizi che ogni giorno garantiscono vitalità a un tratto di città ancora vivo.
L’incidente accaduto il 16 ottobre all’uscita della scuola primaria Concetti ha riacceso il dibattito sulla sicurezza dei pedoni, ma non può diventare il pretesto per penalizzare chi lavora. La sicurezza va garantita con interventi concreti e proporzionati, senza spegnere la quotidianità di un’area che resta un punto di riferimento per residenti, famiglie e anziani.
Le attività commerciali di quella zona sono un presidio sociale oltre che economico. Mentre in altre zone del centro le serrande si abbassano, qui resistono artigiani, piccoli esercizi, bar e negozi di prossimità che mantengono un tessuto urbano ancora frequentato. Limitare drasticamente l’accesso ai veicoli significherebbe ridurre la clientela abituale e rendere difficoltosi gli acquisti. L’esperienza di altre città mostra che le pedonalizzazioni non portano sempre benefici automatici: dove non si pianificano stalli brevi, accessi controllati e finestre per il carico e scarico, gli effetti sul commercio sono spesso negativi. Servono regole e controllo, non divieti generalizzati.
Il problema principale non è solo la presenza delle auto, ma anche la mancanza di comportamenti corretti da parte di tutti. In orario scolastico molti genitori parcheggiano in modo irregolare vicino alle curve, riducendo la visibilità, ma anche diversi pedoni, spesso ragazzi, attraversano fuori dalle strisce, entrano da passaggi non autorizzati o camminano distratti dal telefono. La sicurezza si costruisce con educazione stradale, rispetto reciproco e controlli costanti.
È necessario che la polizia locale presidi la zona negli orari di ingresso e uscita dalle scuole. Pedonalizzare senza un progetto dettagliato significherebbe creare nuovi problemi: consegne rallentate, difficoltà per le persone con disabilità, minore accessibilità per i mezzi di soccorso e deviazione del traffico verso strade secondarie non attrezzate. Le normative distinguono tra area pedonale, ZTL e APU: ognuna comporta limiti diversi per residenti, fornitori e servizi pubblici. Prima di chiudere, occorre studiare con attenzione gli effetti reali e valutare soluzioni sperimentali meno invasive.
Parallelamente, andrebbero programmati incontri con commercianti e residenti per definire tempi e modalità, evitando decisioni calate dall’alto o prese sull’onda dell’emotività. Una campagna di educazione rivolta agli studenti, realizzata in collaborazione con la scuola e, perché no, con gli stessi negozi di zona, aiuterebbe a diffondere comportamenti corretti e rispetto delle regole.
Chi lavora in tutta quella zona non chiede di lasciare tutto com’è, ma di intervenire con metodo, senza soluzioni affrettate. La sicurezza dei pedoni è un obiettivo condiviso, ma va raggiunta senza cancellare una delle poche aree ancora economicamente vive di Viterbo. Prima di chiudere un tratto vitale della città, serve misurare i dati, osservare i comportamenti, ascoltare chi vive e lavora sul posto. Solo così si potrà decidere con equilibrio, proteggendo chi cammina e chi ogni giorno tiene accese le luci dei propri negozi”.


















