Ricordarsi di sbrigarsi è una necessità perché la città è sempre più lontana
Comune di Viterbo
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Lì fuori c'è una città che vive, che sopravvive e che non aspetta nemmeno più. Che è stanca e sfiduciata. Guardare fuori dalla finestra allora è necessario per tornare a ricordarsi di doversi sbrigare a risolvere queste faccende politiche e ricominciare a occuparsi dello sviluppo della città.

La maggioranza oggi ha fatto l’ennesima figuraccia non riuscendo a eleggere il presidente del Consiglio e continuando a giocare a Risiko all’interno del palazzo (leggi la notizia). Ma il punto non è questo, perché la politica è così. Ci sono vecchi e nuovi equilibri da far quadrare. Ma non è un dramma questo, di per sé.

Il dramma, semmai, è che si faccia solo questo, o quasi. Equilibrare e squilibrare. Squilibrare ed equilibrare. Tutto ciò nel totale disinteresse della città, dei cittadini che sono sempre più lontani da un mondo che non li rappresenta, che li sfiducia e che li rende sterili e spassionati. La politica con la “p” minuscola continua intanto a chiacchierare all’interno del Palazzo comunale, ma sotto, fuori dalle finestre del Palazzo nel quale sono riuniti da ieri gli amministratori di Viterbo, la città continua a vivere con il solito disinteresse, alimentato anche da queste vicende, e con gli stessi problemi.

E allora sarebbe bene che a turno i membri della maggioranza si affacciassero dalla finestra, guardassero in faccia coloro che si trovano a passeggiare lì sotto e che capissero di non essere soli. Che lì fuori c’è una città che vive, che sopravvive e che non aspetta nemmeno più. Che è stanca e sfiduciata. Guardare fuori dalla finestra allora è necessario per tornare a ricordarsi di doversi sbrigare a risolvere queste faccende politiche e ricominciare a occuparsi dello sviluppo della città. Quello vero. E magari ingranando anche una marcia in più.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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