Marchio Tuscia, occorre il coraggio di superare divisioni politiche e piccole rivalità locali
zorgog-civita-di-bagnoregio-830390
CNA 800x120
La domanda allora non è se la Tuscia possa diventare un brand. La domanda è se voglia diventarlo.

TURISMO – Che cosa è davvero il turismo? Non è solo un flusso di visitatori, né una fotografia sui social, né una statistica di presenze. Nella Tuscia il turismo è diventato pane quotidiano, lavoro, servizi, identità. Lo dimostra l’esperienza di Civita di Bagnoregio, il borgo sospeso che ogni anno richiama centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo, trasformando una fragilità geografica in una forza economica.

Ma il punto sollevato dal sindaco di Bagnoregio, Luca Profili, va oltre il successo di Civita. La vera sfida è far esistere un marchio Tuscia. Non una formula retorica, ma un’identità condivisa, riconoscibile, capace di unire comuni, eventi, prodotti, paesaggi sotto un unico logo. Un po’ come accade con il Marchio Trentino, diventato negli anni un simbolo di qualità e coerenza.

La Tuscia oggi è forte, ma frammentata. Ogni paese promuove se stesso, ogni amministrazione difende il proprio orticello, ogni evento resta confinato nel proprio perimetro. Eppure basterebbe poco: immaginare la scritta “Tuscia” su ogni manifesto, su ogni sito, su ogni iniziativa culturale. Significherebbe dire al mondo che questo territorio esiste come sistema, non solo come somma di bellezze isolate.

Il turismo non si costruisce nelle stanze dei municipi. Si costruisce nei bar che aprono tutto l’anno, nei ristoranti che curano l’accoglienza, nei commercianti che salutano con cortesia, nei servizi pubblici efficienti, nella pulizia, nella manutenzione. È una mentalità prima ancora che un settore economico. A Civita questo è stato compreso: apertura quasi continua, gestione strutturata, capacità di monetizzare i flussi per reinvestire sui cittadini. Il biglietto d’ingresso, intuizione dell’ex sindaco Francesco Bigiotti, ha permesso di trasformare un costo in risorsa, finanziando servizi come scuolabus e mensa gratuita.

Il turismo, però, è anche equilibrio. Senza tutela si distrugge ciò che si promuove. Non è un caso che a Civita sia stato costituito un comitato scientifico presieduto dal professor Claudio Margottini per studiare la conservazione del borgo. La Tuscia è fragile: tufo, calanchi, borghi arroccati, patrimonio storico diffuso. Serve pianificazione, servono competenze, serve visione. E poi c’è la modernità. L’intelligenza artificiale presto pianificherà viaggi, suggerirà itinerari, organizzerà esperienze personalizzate.

Chi non sarà presente nei grandi flussi digitali rischierà di non esistere. Anche qui il marchio può fare la differenza: essere riconoscibili nei motori di ricerca, nei portali internazionali, nelle piattaforme di prenotazione. La crescita turistica non può essere una corsa solitaria. L’esempio della collaborazione con Bolsena, con progetti comuni e una ciclovia in arrivo, dimostra che l’integrazione è possibile. E il capoluogo Viterbo, con il suo comparto del benessere in crescita e il patrimonio medievale, dovrebbe essere il perno naturale di un sistema coordinato.

La Tuscia non ha nulla da invidiare alla vicina Toscana. Ha paesaggi, terme, laghi, borghi, cultura, enogastronomia. Le “armi”, come le definisce Profili, sono potenti. Manca la narrazione comune. Manca il coraggio di superare divisioni politiche e piccole rivalità locali. Il turismo è impresa, ma è anche politica nel senso più alto del termine: scelta di futuro. Significa decidere di investire in infrastrutture, in manutenzione, in formazione, in qualità dei servizi. Significa comprendere che ogni visitatore è un ambasciatore potenziale del territorio.

Civita dimostra che una destinazione può nascere quasi per vocazione iconica, ma crescere solo grazie a organizzazione e gestione imprenditoriale. La società partecipata Casa Civita, con decine di addetti, è la prova che anche un comune di poco più di tremila abitanti può generare occupazione stabile e strutturata. La domanda allora non è se la Tuscia possa diventare un brand. La domanda è se voglia diventarlo. Perché il turismo non è un destino automatico. È una scelta collettiva. E senza unità resteranno solo eccellenze isolate, splendide ma sole.

800x120 (1)
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
domenicale post
asvis 2
Foto Fisioterapy Center
monastero interno
Fune 300x300
Jeep_Compass_apex_300x300_200
Masicar300x300-optimize
POST FB 01
aiac_banner_01
lafune_300 x 600
TdP_Inalazioni
Onda