

EDITORIALE – L’Italian H2 Backbone non è soltanto una rete di tubazioni. Se il Viterbese saprà giocare d’anticipo, il passaggio della dorsale europea dell’idrogeno potrà trasformarsi in sviluppo, lavoro e innovazione.
Per anni il Viterbese ha visto passare infrastrutture senza riuscire a trasformarle in opportunità. L’Autostrada del Sole. La ferrovia Roma-Firenze. L’Alta Velocità. Il porto di Civitavecchia a pochi chilometri. Persino lo straordinario nodo ferroviario e autostradale di Orte, uno dei più importanti del Centro Italia, è rimasto in gran parte una potenzialità inespressa. Ora il territorio potrebbe trovarsi davanti a una nuova occasione.
L’Italian H2 Backbone, la grande dorsale nazionale destinata a trasportare l’idrogeno e a collegare il Nord Africa con l’Europa, attraverserà anche la provincia di Viterbo, non è soltanto un dettaglio tecnico, è una scelta strategica che potrebbe cambiare il ruolo del Viterbese all’interno della nuova geografia energetica europea.
L’idrogeno è destinato a diventare uno dei pilastri della decarbonizzazione industriale. Servirà ad alimentare le industrie energivore, parte del trasporto pesante e numerosi processi produttivi che non possono essere elettrificati con facilità.
Ma una grande infrastruttura non produce sviluppo da sola. La storia italiana è piena di territori attraversati da autostrade, ferrovie, oleodotti e metanodotti che hanno visto transitare ricchezza senza riuscire a trattenerla.
È questo il rischio che corre anche il Viterbese, limitarsi ad assistere al passaggio della conduttura significherebbe perdere un’altra occasione. La domanda da porsi è un’altra: cosa può nascere attorno a questa infrastruttura? Le risposte sono molte.
Il Viterbese potrebbe candidarsi a ospitare centri di ricerca sull’idrogeno, laboratori dedicati ai nuovi materiali, imprese specializzate nella manutenzione delle reti energetiche, attività di logistica avanzata, sistemi di accumulo energetico e formazione tecnica altamente qualificata. L’Università degli Studi della Tuscia potrebbe assumere un ruolo decisivo, diventando il punto di riferimento scientifico per la ricerca sulle energie rinnovabili, sull’idrogeno, sull’economia circolare e sulle nuove competenze richieste dalla transizione energetica. Anche il sistema delle imprese dovrebbe iniziare a prepararsi.
L’idrogeno non significa soltanto energia, significa nuove filiere produttive, componentistica, sensoristica, automazione, software di controllo, sicurezza degli impianti, certificazione ambientale e servizi ad alto contenuto tecnologico.
In questo scenario Orte assume un’importanza ancora maggiore. Lo snodo tra Autostrada del Sole, E45, ferrovia convenzionale e Alta Velocità rappresenta già oggi uno dei principali punti logistici del Centro Italia. Se saprà integrarsi con la nuova rete energetica potrà diventare un hub intermodale dove merci, persone ed energia si incontrano, attirando investimenti nazionali e internazionali. Non è una prospettiva irrealistica, in tutta Europa le grandi reti energetiche stanno diventando catalizzatori di nuovi distretti industriali, dove arrivano le infrastrutture arrivano anche imprese, innovazione e occupazione qualificata, ma soltanto nei territori che hanno una strategia.
Ed è proprio qui che emerge il vero limite. Mentre altri territori progettano il proprio futuro, noi continuiamo troppo spesso a discutere delle singole opere senza costruire una visione complessiva. La dorsale dell’idrogeno dovrebbe invece diventare il punto di partenza per un grande progetto di sviluppo territoriale, serve una cabina di regia che coinvolga Provincia, Comuni, Università, Camera di commercio, associazioni imprenditoriali, sindacati e Regione Lazio, serve una strategia capace di intercettare i fondi europei destinati alla transizione energetica, serve un piano industriale del Viterbese, perché il valore dell’Italian H2 Backbone non sta soltanto nell’idrogeno che trasporterà, sta nelle opportunità che può generare lungo il suo percorso.
La Tuscia ha già pagato troppe volte il prezzo di essere un territorio di attraversamento: si producono energia, infrastrutture e servizi che alimentano lo sviluppo di altri, mentre qui restano soltanto i vincoli e gli impatti, questa volta non può accadere di nuovo. Se la conduttura attraverserà la provincia di Viterbo, dovrà lasciare sul territorio molto più di una tubazione interrata, dovrà lasciare ricerca, imprese, occupazione qualificata e nuove competenze. Solo così l’Italian H2 Backbone non sarà ricordato come l’ennesima infrastruttura passata sopra il Viterbese, ma come il progetto che ha finalmente inserito questo territorio nella grande rete dello sviluppo europeo.

















