Le città al centro, basta con amministratori a mezzo servizio
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I cittadini non possono più permettersi amministratori a mezzo servizio. L'identikit del politico perfetto implica sacrificio e spirito d'impegno. Che situazione c'è nelle Tuscia?

Per chi non se ne fosse ancora reso conto da qualche anno è finita l’era delle vacche grasse. L’era dei posti di lavoro regalati – in alcuni casi più che posti di lavoro sarebbe eticamente corretto chiamarli posti di stipendio -, delle briciole per tutti e dei regali agli incapaci purché amici degli amici. E’ finita l’epoca della politica onnipotente e inconcludente, pronta a nascondersi dietro al nulla perché tanto i soldi giravano e la gente non si accorgeva verso quale burrone si stesse spingendo.

Oggi, piena era delle vacche magre, lo scenario è completamente cambiato. Anche se certi occhi non sembrano rendersene proprio conto. La politica non è più onnipotente, i soldi non girano, le briciole non ci sono più per tutti e diventa sempre meno facile premiare gli imbecilli anche se in possesso della qualifica di amici degli amici buoni. E’ diventato inoltre impossibile regalare “posti di stipendio”.

La politica di questi tempi deve essere concreta, capace di costruire e soprattutto rapida. Deve dare risposte, altrimenti è fottuta. In questo scenario, simile a quello del dopoguerra, non è ipotizzabile che nei posti di comando delle amministrazioni siedano persone a mezzo servizio. Serve rapidità d’azione, serve capacità progettuale, di stimolo, di fare rete.

L’identikit del politico che serve oggi ai cittadini è questo. Amministrare non è un gioco e occorre tempo e dedizione. Nei comuni della Tuscia che situazione c’è? Nel comune capoluogo che situazione c’è? E nella Provincia di domani? A ognuno le sue valutazioni e a chi non ha tempo, o salute, o ha altri impegni non rimane che il buon senso di fare un passo indietro.

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Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sette vite spezzate in un lampo di fuoco e polvere.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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