
VITERBO – Ci sono i pirati nel lago di Bolsena. La notizia, che abbiamo lanciato su La Fune (leggi qui) in questi giorni, ha avuto un numero impressionante di lettori. Segno evidente che il tema, per quanto controverso, è però di grande interesse presso l’opinione pubblica locale.
Lo confermano anche del movimento dei pirato. Il loro portavoce, al secolo Ermes Maiolica, proprio in queste ore ha pubblicato un post dove fa il punto sulla situazione: “La rapidità con cui la nostra iniziativa ha raccolto consensi dimostra quanto il tema dell’accesso alle isole del lago di Bolsena sia sentito dalla comunità. In pochi minuti, la pagina ha superato i 100 follower e la petizione continua a raccogliere firme. È incredibile che, nonostante il malcontento fosse diffuso, nessuno abbia mai osato trasformarlo in azione concreta.
Chi è il leader del movimento dei pirati?
“Non abbiamo un vero e proprio leader. Il nostro è un movimento orizzontale, in cui ognuno può proporre idee e azioni. Se proprio vogliamo dirlo, il leader è lo spirito comune che ci guida: il diritto di accesso ai beni storici, artistici e naturalistici che, per i pirati, non possono che essere collettivi”.
Quanti pirati sono già stati arruolati?
“Siamo già in diversi e il numero cresce di giorno in giorno. Non servono tessere o iscrizioni. Chi condivide la nostra visione e il nostro spirito entra automaticamente a far parte della ciurma”.
Che obiettivi vi siete dati?
“Il nostro obiettivo principale è semplice: riaffermare il diritto di tutti a vivere e conoscere le isole del lago di Bolsena, che rappresentano un patrimonio storico, naturale e culturale di grande valore nella costruzione dell’identità del territorio e dei suoi cittadini. Per questo crediamo crediamo che non possano essere sottratte alla collettività”.
Non trovate che la vostra proposta contrasti con il concetto di proprietà privata stabilito e difeso dalla legge?
“Rispettiamo il concetto di proprietà privata, ma pensiamo che ci sia un limite quando si tratta di beni di rilevanza pubblica e paesaggistica. Non chiediamo di “espropriare” o togliere alcunché, ma di rendere possibile un accesso regolamentato e rispettoso sia della salvaguardia della tutela ambientale del luogo sia della proprietà privata”.
Come porterete avanti la vostra azione?
“Attraverso iniziative pubbliche, sensibilizzazione, proposte concrete e dialogo con le istituzioni e gli stessi privati. La nostra forza è la partecipazione orientata al dialogo, attraverso la creazione di situazioni di sensibilizzazione e di confronto, non la contrapposizione sterile”.
Avete in mente azioni simboliche per far parlare della cosa?
“Sì, pensiamo a momenti simbolici e pacifici che attirino l’attenzione, sempre con un tono goliardico ma con un messaggio serio: far riflettere sul tema dell’accesso e della fruibilità, nel rispetto della tutela del patrimonio naturalistico, e storico-artistico”.
Non pensate che i privati abbiano giocato un ruolo importante nella sistemazione delle isole e nel contrasto al degrado dei monumenti che ospitano?
“Sì, è vero, i privati hanno svolto un ruolo significativo nella cura e nella tutela delle isole, e questo merita riconoscimento. Tuttavia, crediamo che questo impegno non debba trasformarsi in esclusione, ma piuttosto in una responsabilità condivisa, che apra le porte a tutta la comunità”.


















