

TARQUINIA – Accade talvolta che, in questa bizzarra fettina di terra compresa tra il mare e i colli di Maremma, le faccende del Cielo e quelle della Terra finiscano per incrociarsi in modo del tutto inaspettato.
Prendete Tarquinia, per esempio. Sabato 19 settembre, dalle otto di sera fino a mezzanotte spaccata, la piazza Giuseppe Mazzini — quella che tutti da sempre chiamano semplicemente il belvedere della Barriera San Giusto — non servirà soltanto a far passeggiare la gente o a far masticare l’amaro ai vecchi del paese. Servirà a guardare in alto. Ma non nel modo vago e sognante con cui si guarda la Luna quando s’è bevuto un bicchiere di troppo. No: si guarderà con i cannocchiali spessi, quelli veri, messi lì dagli uomini del Gruppo Astrofili Galileo Galilei.
Gente seria, quegli astrofili del GrAG. Tipi che quando guardano la Luna non ci vedono le pene d’amore dei poeti, ma ci leggono dentro crateri, raggiere di sassi e solchi antichi come il mondo. E a benedire l’operazione, pensate un po’, non c’è solo il Comune di Tarquinia con l’assessore alla Cultura Roberta Piroli in prima fila — contenta come una pasqua di portare la cittadina dentro i circuiti dell’universo —, ma ci si sono messe persino le alte sfere dell’Unione Astronomica Internazionale e niente meno che la Nasa.
Che la Nasa di Washington debba dar la mano ai paesani della Tuscia per far vedere il cielo pare cosa da non crederci. Eppure il Moonwatch Party 2026 è proprio questo: una grande adunata sotto le stelle dove chiunque, dal ragazzino col naso all’insù al contadino dalle mani spesse, potrà sporgere l’occhio dentro un telescopio e scoprire che là in alto la Luna non è un disco di cacio fresco, ma un mondo di pietre e di silenzi.
E se il tempo sarà galantuomo e non manderà nuvolaglie a guastare la festa, i telescopi verranno puntati pure un poco più in là, verso Saturno con i suoi anelli da gran signore.
Così, mentre giù in piazza si discuterà come sempre di politica, di scartoffie e del prezzo delle granaglie, a pochi metri da terra la gente si farà piccola piccola davanti all’infinito. Perché ci sono sere in cui anche il più ostinato dei terrestri ha il dovere di alzare la testa e ricordarsi che, sopra i tetti del paese e sopra la Barriera San Giusto, c’è un cielo immenso che da lassù ci guarda e sorride.


















