
10.784 visualizzazioni facebook (dato in costante crescita), un mare di condivisioni e “like” sui social e un numero di lettori da capogiro. Tutto questo, in una trentina di ore, per la storia che vi abbiamo raccontato domenica su La Fune: ‘Il sorpasso, ecco come la Tuscia sta facendo secco il capoluogo’ (leggi).
La fotografia di una situazione che in diversi hanno colto, qualcuno anche da tempo. Un pezzo che ha “bucato” di brutto l’attenzione dell’opinione pubblica locale. Al punto che oggi qualcuno ci ha anche fermato al bar per parlarne, c’è stato chi ha telefonato e chi ha mandato messaggi facebook per lamentarsi di non essere stato preso in considerazione per robe che funzionano dalle sue parti.
C’è stato anche chi ha criticato, ritenendo che anche la provincia non abbia niente di così interessante e che i dati turistici non raccontano “il sorpasso”.
Per questo abbiamo deciso di tornarci e di argomentare. Il senso di quell’articolo è essenzialmente politico. Abbiamo voluto mettere in evidenza il fallimento, decennale, del capoluogo della Tuscia nella sua missione di traino dell’intero territorio.
Fallimento confermato anche in questi anni e quindi da parte dell’attuale amministrazione. Al tempo stesso ci è sembrato interessante segnalare l’irrompere in scena di forze nuove, insperate. Tutto questo anche per dare coraggio alle realtà che stanno facendo bene e per aprire il nostro giornale a una visione che sappia andare oltre Viterbo.
La Fune crede molto nelle potenzialità della provincia ed è sempre più convinta che un miglioramento della situazione generale del territorio può arrivare proprio da quelle che fino a ora sono state considerate zone di secondaria importanza. Così come crede che il capoluogo non può giocare un ruolo determinante finché non saprà liberarsi dalle incrostazioni delle guerre tra bande.
E la storia che vi abbiamo raccontato ha un senso politico anche in questo: mettere in luce uno stallo e un fallimento dettato dai vizi capitali viterbesi.
Tutto questo nella convinzione che per superare un problema bisogna prima capire di averlo. Sperando di fare cosa sgradita all’attuale classe dirigente abbiamo quindi fatto quello che dovrebbe fare un giornale, nel senso che noi lo intendiamo. Nella speranza che dall’altra parte la stupidità non sia proprio sconfinata e si inizi a riflettere per migliorare.
E’ nell’interesse di tanti, magari è contrario all’interesse di pochi, ma questo è quello che intendiamo fare. Per questo approfittiamo per chiedere ai viterbesi della città e della provincia di continuare a condividere gli articoli di questo giornale, a farlo crescere, a parlarne e a sostenerlo.


















