'Il sorpasso' e un giornale che vuole aprire alla provincia
Roberto Pomi
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L'idea di fondo che ci ha spinto a fotografare in un articolo il rapporto tra Viterbo e il resto della provincia ha mandato in estasi i lettori. Per questo abbiamo scelto di tornarci, sottolineando l'esigenza di accendere i riflettori sulla provincia.

10.784 visualizzazioni facebook (dato in costante crescita), un mare di condivisioni e “like” sui social e un numero di lettori da capogiro. Tutto questo, in una trentina di ore, per la storia che vi abbiamo raccontato domenica su La Fune: ‘Il sorpasso, ecco come la Tuscia sta facendo secco il capoluogo’ (leggi).

La fotografia di una situazione che in diversi hanno colto, qualcuno anche da tempo. Un pezzo che ha “bucato” di brutto l’attenzione dell’opinione pubblica locale. Al punto che oggi qualcuno ci ha anche fermato al bar per parlarne, c’è stato chi ha telefonato e chi ha mandato messaggi facebook per lamentarsi di non essere stato preso in considerazione per robe che funzionano dalle sue parti.

C’è stato anche chi ha criticato, ritenendo che anche la provincia non abbia niente di così interessante e che i dati turistici non raccontano “il sorpasso”.

Per questo abbiamo deciso di tornarci e di argomentare. Il senso di quell’articolo è essenzialmente politico. Abbiamo voluto mettere in evidenza il fallimento, decennale, del capoluogo della Tuscia nella sua missione di traino dell’intero territorio.

Fallimento confermato anche in questi anni e quindi da parte dell’attuale amministrazione. Al tempo stesso ci è sembrato interessante segnalare l’irrompere in scena di forze nuove, insperate. Tutto questo anche per dare coraggio alle realtà che stanno facendo bene e per aprire il nostro giornale a una visione che sappia andare oltre Viterbo.

La Fune crede molto nelle potenzialità della provincia ed è sempre più convinta che un miglioramento della situazione generale del territorio può arrivare proprio da quelle che fino a ora sono state considerate zone di secondaria importanza. Così come crede che il capoluogo non può giocare un ruolo determinante finché non saprà liberarsi dalle incrostazioni delle guerre tra bande.

E la storia che vi abbiamo raccontato ha un senso politico anche in questo: mettere in luce uno stallo e un fallimento dettato dai vizi capitali viterbesi.

Tutto questo nella convinzione che per superare un problema bisogna prima capire di averlo. Sperando di fare cosa sgradita all’attuale classe dirigente abbiamo quindi fatto quello che dovrebbe fare un giornale, nel senso che noi lo intendiamo. Nella speranza che dall’altra parte la stupidità non sia proprio sconfinata e si inizi a riflettere per migliorare.

E’ nell’interesse di tanti, magari è contrario all’interesse di pochi, ma questo è quello che intendiamo fare. Per questo approfittiamo per chiedere ai viterbesi della città e della provincia di continuare a condividere gli articoli di questo giornale, a farlo crescere, a parlarne e a sostenerlo.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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