Il centrosinistra ha paura della società civile: lo dimostra il Consiglio sul Teatro dell'Unione
michelini
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Trattare i 3 esponenti della società civile come elementi dell’opposizione non solo è sbagliato, ma è anche ingiusto se non addirittura politicamente controproducente.

Ascoltare chi ti critica è un esercizio difficile, ma necessario. Necessario se non si vuole passare per persone arroganti che pensano di sapere già tutto di tutto ciò di cui si parla. E necessario se si vuole far crescere la città e la cultura di Governo in questo territorio.

Il ragionamento parte dal Consiglio comunale di martedì quando tre rispettati (in Italia e nel mondo) operatori culturali hanno deciso di dare il proprio contributo nel dibattito sulla gestione del Teatro dell’Unione. Questo nella quasi indifferenza, se non nel fastidio, di una gran parte della maggioranza.

Già a partire dalla scorsa settimana il tema del dibattito nel centrosinistra non è mai stato incentrato sul come allargare il più possibile la partecipazione al Consiglio o sul come fare in modo che l’esperienza fosse positiva per l’amministrazione. Tutt’altro. La coscienza (evidentemente) sporca di qualcuno ha trascinato il dibattito su un altro terreno: lasciare fare il Consiglio “e farci insultare” o farlo saltare per evitare la figuraccia? Il fatto che l’appuntamento fosse stato promosso da Gianmaria Santucci e dall’opposizione sicuramente non ha aiutato, ma così è. E questo è solamente l’antefatto, che comunque già dice tutto.

Alla fine si è comunque arrivati (con fatica) alla decisione di permettere lo svolgimento del Consiglio comunale, con la presenza di una manciata di consiglieri del Partito Democratico e delle liste civiche a tenere il numero legale più che ad ascoltare Alfonso Antoniozzi, Gian Maria Cervo e Paolo Manganiello.

Qui cosa hanno detto Antoniozzi, Cervo e Manganiello

Proprio loro, seduti nei banchi della maggioranza perché più vuoti di quelli della minoranza, sono stati più o meno gli unici da quella parte a rimanere seduti dal primo all’ultimo minuto del Consiglio comunale, gli unici ad ascoltare tutti gli interventi e a cercare di tenere il dibattito sulle questioni reali, sulle quali sono evidentemente più ferrati dei consiglieri comunali. Consiglieri che avrebbero dovuto ascoltare con attenzione e non con fastidio. Avrebbero dovuto rimanere seduti, invece di girovagare per gli uffici sperando che il tutto finisse al più presto. Quanto meno per dare una accoglienza degna a degli ospiti. Ma così è.

Solo alcuni nel centrosinistra (Paolo Simoni, Paolo Moricoli e Marco Volpi, ad esempio. Ma solo Simoni è intervenuto) hanno ascoltato e cercato di farsi un’idea di ciò che gli operatori stavano cercando di dire. Gli altri hanno mostrato impazienza e noia, se non addirittura disinteresse nell’accogliere suggerimenti e critiche. Molti altri invece se sono ben guardati dal presentarsi.

Le risposte del sindaco Leonardo Michelini e dell’assessore Antonio Delli Iaconi, piccate e infastidite, non sono da meno. Trattare i 3 esponenti della società civile come elementi dell’opposizione non solo è sbagliato, ma è anche ingiusto e irrispettoso nei loro confronti e nei confronti del loro lavoro e infine politicamente controproducente. Ma a proposito di ciò, il consigliere del Movimento 5 Stelle Gianluca De Dominicis da anni chiede che il sindaco Michelini dia il via libera definitivo alla consulta della cultura, già approvata. Invano. E questo fastidio nei confronti di chi ha altro da dire mostrato ieri, probabilmente ne è la spiegazione definitiva.

Si tratta di un atteggiamento che sfiora l’arroganza, che assomiglia molto al darsi la zappa sui piedi e che lascia l’amaro in bocca.

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