

VILLA SAN GIOVANNI IN TUSCIA – Chi conosce la Tuscia sa che i sentieri non sono semplici stradine di campagna, ma vene aperte nel tufo, sentieri sospesi tra forre e fiumi che raccontano la storia geologica e millenaria di questo angolo di Etruria. Luoghi fragili, bellissimi e magnificamente ostinati. Luoghi che oggi, dopo le ferite lasciate dalle piogge torrenziali dello scorso inverno, hanno bisogno di riposare e di essere messi in sicurezza.
A spiegarlo senza giri di parole è il direttivo dell’associazione Freedom, che in un intervento accorato e lucido traccia il bilancio di una pausa forzata ma inevitabile: la chiusura temporanea del tratto dei Valloni, quello che collega Barbarano Romano a Blera.
Il successo inaspettato e la fragilità del tufo
Nato quasi per scommessa, il Cammino dei Tre Villaggi è diventato nel tempo un punto di riferimento per migliaia di appassionati di turismo lento. Ma il successo, si sa, porta con sé anche grandi responsabilità.
“Negli ultimi mesi, soprattutto dopo le copiose piogge dello scorso inverno, alcuni tratti di sentieristica si sono rovinati, hanno ceduto, sono diventati pericolosi”, spiegano dall’associazione. Da qui l’allerta immediata lanciata ai Comuni, al Parco Marturanum e a tutti gli enti coinvolti, fino al sopralluogo congiunto che ha imposto una decisione drastica: chiudere i battenti per evitare rischi ai camminatori.
Non solo ordinanze sindacali e transenne, ma anche un blocco preventivo della macchina dell’accoglienza: “Per evitare di incoraggiare viandanti anche inesperti ad incamminarsi su sentieri che non sono in condizioni di sicurezza, non vengono più distribuite credenziali né attestati e alle telefonate si spiega chiaramente che il passaggio è chiuso”.
La natura non è un parco giochi
Il punto sollevato dalla Freedom tocca il cuore di un dibattito che nella Tuscia non possiamo più rimandare. La valorizzazione turistica non può trasformarsi in uno sfruttamento sconsiderato.
“I sentieri che hanno ceduto sono ubicati da sempre a ridosso di forre tufacee e fiumi, e quindi per natura tendono a sgretolarsi e a modificare il loro assetto, ancor più nelle annate in cui le piene d’acqua si intensificano”, ricorda il direttivo, sottolineando come l’associazione abbia sempre educato i visitatori al rispetto rigoroso di ecosistemi tanto affascinanti quanto delicati.
E respingono al mittente facili strumentalizzazioni: se il flusso è aumentato, è merito di un lavoro certosino di cura e attenzione, ma anche di un movimento di camminatori cresciuto in autonomia. “Probabilmente se non ci fosse stato un Cammino, una sede fisica che accoglie e spiega ogni minimo dettaglio ai viandanti, nelle stesse zone ci sarebbero stati ancor più incidenti”.
Verso la ripartenza
Ora si apre una fase di cantiere e riflessione. I Comuni e gli enti preposti saranno chiamati al rifacimento della sentieristica e al consolidamento dei passaggi critici, mentre l’associazione è già al lavoro per ideare varianti capaci di disperdere i flussi.
Nel frattempo, il resto della rete resta fruibile (pur senza la tutela attiva della Freedom, che al momento congela le proprie attività), ma il messaggio di fondo rimane scolpito nella pietra tufacea dei nostri burroni: la Tuscia è una terra meravigliosa proprio perché è rimasta autentica, selvaggia e gelosa dei suoi equilibri. E per continuare a camminarla, ogni tanto bisogna avere il coraggio di fermarsi.

















