I diari della bicicletta (in tandem) - "Sagunto è presa, si torna a Valencia"
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L'ultima tappa è sempre quella che senti di più, perché dentro hai tutto il viaggio e la polvere lasciata alle spalle e davanti la chiarezza di stare per uscire dal sogno dell'avventura. In questi giorni vi abbiamo raccontato con le parole dei protagonisti un'avventura straordinaria.

Sette giorni sul tandem, in linea uno dietro l’altro. Uno a fare la forza dell’altro. E’ questa la storia che abbiamo raccontato con ‘I diari della bicicletta’. Il viaggio in Spagna tra Valencia e Madrid, passando per La Mancia di Daniele Bifulco e Mario Galanti. Diversi anni d’età di differenza tra questi due amici e Daniele ha fatto in questo viaggio gli occhi della squadra, essendo Mario non vedente. Mario ci ha messo l’esperienza, la passione, la spinta sui pedali e la serenità.

E’ venuta fuori un’avventura bellissima. Buona lettura della pagina dell’ultima tappa.

 

 

I diari della bicicletta – Giorno #7, ultima tappa

“Ci svegliamo carichi per affrontare gli ultimi 70 chilometri che ci separano da Valencia. Dopo un’abbondante e gustosa colazione all’Hotel SPA Martin El Humano (veramente di lusso, ci siamo trattati bene) cambiamo la camera d’aria anteriore e ripartiamo. Ultimi chilometri quasi tutti pianeggianti ma non per questo privi di “insidie” … Direzione Sagunto (la città del celebre assedio durante la Seconda Guerra Punica, questa la “tappa segreta”).

Dopo i primi chilometri sulla statale affrontiamo dei pezzi di sterrato anche tecnico, fino alla “ciliegina sulla torta”: un bel portage con guado di un fiumiciattolo.

Arriviamo a Sagunto per pranzo. La città vecchia con la roccaforte sovrasta la città nuova. Ci fermiamo per un bocadillo e per asciugare le scarpe completamente bagnate. Altri 36 chilometri ci separano da Valencia. Il paesaggio diventa totalmente pianeggiante e via su ciclabili e strade secondarie.

Arriviamo a Valencia alle 4 di pomeriggio, foto di rito scattata dal receptionist dell’hotel Apartamentos Plaza Picasso, doccia e meritata cena. Domani si torna in Italia. È stato un viaggio che ci ha divertito e insegnato tantissimo e rafforzato il nostro legame”.
Daniele e Mario

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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