
Il dossier Capitale della Cultura tradisce un’idea eventistica, turistica ed economica della cultura: ecco perché ha perso. Leggendo le pagine del progetto presentato dal Comitato scientifico di Viterbo quel che emerge è infatti il grande spazio concesso agli eventi. Nulla di nuovo, perché il comune di Viterbo da sempre si approccia alla cultura in questi termini. Ed ecco però che grazie a questa visione nel Dossier entra tutto e il contrario di tutto, mescolato e giustificato dal concetto del “sincretismo culturale”, che diventa sinonimo di “misticanza”, storico slogan caro a Caffeina. Un concetto un po’ violentato per nascondere una incapacità di fondo di fare davvero sintesi.
Nel programma presentato ci sono eventi di tutti i tipi: dalle mostre di ogni genere (via Francigena in 3d, Macchine di santa Rosa, Rinascimento -che, tra l’altro, si scrive maiuscolo e non minuscolo), alle Macchine di santa Rosa in piazza, dalla street art al Festival delle luci bis, dagli scambi culturali, dagli spettacoli teatrali ai festival di massa. Nonostante fossero alcuni dei punti cardine del progetto, non ci sono, o quasi, interventi strutturali. Leggendo il dossier dunque emerge ancora una volta la propensione all’eventismo mordi e fuggi, e quella poca attitudine alla costruzione di una vera città della cultura che sappia formare la cittadinanza. Leggendo le sintesi di altri progetti, come quello di Matera Capitale europea della cultura, la sensazione è che si sia pensato troppo alla facciata e poco alla sostanza. Leggiamo sulla Gazzetta del Mezzogiorno (qui) ad esempio a proposito di Matera.
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“Lo slogan scelto – scrive la Gazzetta del Mezzogiorno del progetto di Matera – è Open Future. Diversi gli obiettivi individuati nel dossier: la cultura come propellente per pensare a un futuro aperto; rafforzare una cittadinanza culturale ampia, aperta e diversificata che sia parte attiva del programma culturale; incrementare il capitale relazionale e connettivo internazionale della città; importare un programma di capacity building a livello sistemico che riguardi gli operatori socio-culturali e la pubblica amministrazione della Basilicata; realizzare infrastrutture culturali utili, rilevanti e sostenibili; rafforzare la visibilità e il posizionamento turistico internazionale della città; Open Future: rafforzare la leadership di Matera nella scena “Open” del Mezzogiorno e dell’Europa.
A Viterbo invece nei nove cluster si parla di mostre, delle Macchine di santa Rosa in piazza, molto timidamente di start-up, di una imprecisata partecipazione dei cittadini per le tradizioni popolari, di eventi e di soprattutto troppo di Viterbo. Non si parla di come si intende creare una comunità, ma ci si pone l’obiettivo, spiega il Comitato, di “definire e pianificare una strategia complessiva di identità culturale e turistica della Città”, calandola possibilmente dall’alto. E in quel “culturale e turistica”, poi, c’è la tutta la visione eventistica ed economica della cultura propria del comune di Viterbo: una visione che dimentica totalmente il ruolo della cultura che dovrebbe essere occasione di coinvolgimento, di attivazione e formazione della cittadinanza invece che di fruizione passiva di eventi.


















