

Capitale della Cultura: l’amministrazione sottopone alla 4^ commissione il dossier bocciato dal Ministero: noi lo abbiamo letto. Dopo le tante richieste di maggioranza e opposizione l’amministrazione comunale di Viterbo ha deciso di sottoporsi al confronto con la Commissione comunale competente. Una procedura un po’ anomala che assomiglia più a un resoconto dell’attività svolta che ad altro. Da deliberare infatti ormai c’è poco, visto che il Mibact ha già escluso Viterbo con il suo progetto dalla short list che proseguirà il lavoro per ottenere il riconoscimento per il 2016 e il 2017.
Da tempo i consiglieri comunali hanno chiesto invano all’amministrazione di rendere pubblico il documento presentato nel marzo scorso per il bando pubblicato dal Ministero, invano. Del documento se ne parlerà venerdì alle 9.30 in via Garbini alla presenza dell’assessore alla cultura Antonio Delli Iaconi e del coordinatore del Comitato scientifico Claudio Margottini. E allora noi che lo abbiamo letto lo riassumiamo qui.
Colpiscono le motivazioni indicate nel questionario compilato ed inviato insieme al Dossier: “La Città – scrive il Comitato – vive in un periodo di grande fermento nel campo della sperimentazione di nuovi linguaggi culturali”. Quali? Come esempi si citano la presenza dell’Università della Tuscia, la via Francigena, gli interventi di pianificazione urbana che valorizzerebbero, secondo gli scriventi, il patrimonio storico, urbanistico e culturale di Viterbo e ovviamente il Trasporto della Macchina di Santa Rosa e il riconoscimento Unesco. Tutto ciò in che modo rientra nel campo della sperimentazione?
Si parla poi di una spiccata “tendenza al sincretismo culturale” e della volontà di essere un “modello di sviluppo”. Nelle risposte è difficile trovare una coerenza di fondo. Quanto al programma, che abbiamo letto, colpisce ancora una volta nel questionario di tre domande la risposta che risulta un po’ farraginosa.
“Si indichi l’idea progettuale e la descrizione dei progetti d’interventi previsti”, chiede il Mibact. E nella risposta il focus è subito è sui grandi eventi, più che sugli interventi. Ma come si sa gli eventi vanno e vengono e non cambiano le fondamenta di una comunità. Nella risposta si millanta anche un Comitato scientifico rappresentativo della città che ha permesso di diversificare il target. Un Comitato che invece è stato nominato dal sindaco tra docenti e professori dell’Università, oltre a pochissimi soggetti veramente attivi nella progettazione culturale. Tra queste iniziative il Comitato ha individuato nove cluster, come li chiama.
- Lo “straordinario” di Rosa
- Itinerari nella storia e nel paesaggio
- Le immagini della Città: le mostre
- Spettacolo dal vivo, arti visive, cinema, nuovi media e turismo
- Viterbo sul Cammini della Fede: la via Francigena
- Creatività ed impresa
- La tradizione viterbese, partecipazione dei cittadini
- Scambi culturali internazionali, gemellaggio con Avignone
- Comunicare “Viterbo Terra del dialogo, cammino della bellezza”
Ma il bello viene nella terza e ultima domanda che chiede come l’idea progettuale sia coerente con il Bando. “Il programma – scrive ancora il Comitato – stimola una cultura della progettazione integrata e della pianificazione strategica”. E poi parla di 17 milioni di € già investiti a Viterbo per un percorso già avviato “dove lo sviluppo culturale è il paradigma del proprio progresso economico e di maggiore coesione sociale”. Paradigma proprio come il suo fallimento e come l’italiano che un po’ come viene. Un fallimento che viene da lontano e da quella incapacità di fondo di inserirsi in nessuno, o quasi, dei dibattiti culturali che si svolge a livello internazionale. Per essere Capitale della Cultura, infatti, non basta parlarsi addosso.

















