Capitale cultura: Viterbo vuole andare avanti, senza spazio per l'autocritica
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Il punto è che il bando, studiato per far crescere le realtà territoriali, richiedeva l’eccellenza delle pratiche, nuovi modelli di condivisione, nuovi spazi. Viterbo invece si è concentrata sugli eventi e le iniziative, alcune molto discutibili. E lo ha fatto con un Comitato scientifico nel quale in pochi avevano davvero diritto a starci.

Il progetto è stato bocciato, ma il dossier Capitale della cultura continuerà a vivere contro ogni evidenza di inadeguatezza. Sarebbe infatti intenzione dell’amministrazione e del presidente del Comitato scientifico proseguire sulla strada battuta, dalle Macchine di santa Rosa in piazza a Natale al Festival delle luci bis. Nonostante la sconfitta in una competizione che ha visto bocciare il progetto presentato lo scorso marzo, il comune di Viterbo, nella sua massima espressione di provincialismo invece di fare autocritica infatti tiene la testa alta, mostra i pettorali e va avanti. Contro ogni evidenza.

Il progetto non è efficace, non serve alla città e non è adatto a svilupparla, ma si vuole andare avanti così ugualmente. Come ha detto Michelini a Tusciaweb questo è “un progetto della cultura che resta comunque perseguibile”, o come ha detto il presidente del Comitato scientifico Claudio Margottini a Viterbopost si potrà andare avanti comunque. Margottini ha anche detto che il lavoro fatto è stato buono e che “non se l’aspettava”. Ma Margottini dovrebbe sapere che quando ad un esame si arriva convinti di essere preparati e poi si viene bocciati senza appello, il vero problema è proprio il “non aspettarselo” perché significa una cosa sola: non averci capito proprio nulla.

E invece di prendene atto, Viterbo va avanti a testa bassa. Sicuramente era interessante l’idea della mostra su Viterbo e il Rinascimento, magnifica (lo abbiamo scritto più volte e non è ironia) la volontà di recuperare la memoria del ruolo di Viterbo durante lo scisma protestante. Belle tante altre cose. Ma il punto è un altro. Il punto è che il bando, studiato per far crescere le realtà territoriali, richiedeva l’eccellenza delle pratiche, nuovi modelli di condivisione, nuovi spazi. Viterbo invece si è concentrata sugli eventi e le iniziative, alcune molto discutibili.

E lo ha fatto con un Comitato scientifico nel quale in pochi avevano davvero le carte per starci e che somigliava più ad un consesso di (stimati) studiosi, che ad un Comitato innovativo e capace di pensare guardando al futuro. Riconoscere la sconfitta sarebbe il primo passo per ricominciare a sviluppare la Città, ma l’amministrazione va avanti e c’è chi, dal quel Comitato scientifico dà la colpa ad altri fattori, come quello dell’antipatia per Zingaretti (qui). Insomma siamo alla frutta. Eppure quando dicevamo che mancava qualcosa (qui) ci dicevano che tifavamo contro, ma alla luce dei fatti siamo sicuri di essere stati noi a tifare contro Viterbo? Ora l’amministrazione, invece di andare avanti, renda pubbliche le motivazioni della valutazione del progetto di Viterbo.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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