
TARQUINIA – C’è un filo sottile, tenace e a tratti invisibile che lega il tintinnio delle urne del 1946 – quando per la prima volta le donne italiane infilarono la scheda nella cassetta di legno con il batticuore di chi entra in un mondo sino ad allora vietato – al passo pesante e sicuro che, ottant’anni dopo, ha varcato la soglia di Palazzo Chigi. Ottant’anni. Un battito di ciglia nella storia millenaria della terra d’Etruria, eppure un abisso di lotte, di sogni infranti, di conquiste strappate un centimetro alla volta e di promesse mantenute soltanto a metà.
Di questo parla La promessa, l’ultimo libro di Marianna Aprile pubblicato da Rizzoli. E martedì 29 settembre 2026, alle ore 18, quel filo invisibile calerà d’improvviso tra i vecchi scaffali carichi di libri della biblioteca comunale “Vincenzo Cardarelli” di Tarquinia.
Immaginate la scena: fuori, l’aria di settembre che comincia a farsi sottile tra le torri medievali e il vento che sale dal mare tirreno; dentro, tra odore di carta e silenzi reverenti, la cronaca che si fa Storia. Non la grande storia dei manuali polverosi, fatta solo di date e di generali vittoriosi, ma una storia fatta di volti sfocati, di nomi sussurrati a mezzogiorno nelle cucine, di madri costituenti che stringevano le matite come spade, e di battaglie feroci per il divorzio, per l’aborto, per il diritto a esistere non come appendice ma come persone. Aprile scava in questo giacimento di memoria e restituisce i lineamenti a chi fu dimenticato, complice un apparato fotografico che fissa gli occhi di quelle donne nel tempo, come a chiederci conto del presente.
Perché il presente, poi, è un paradosso che morde la coscienza. C’è una donna – la prima nella storia d’Italia – a capo del governo. Si definisce “madre nella nazione”, eppure nello stile, nei dogmi, nel respiro stesso del potere, sembra muoversi esattamente lungo i binari tracciati nei secoli da quel mondo maschile che pretendeva di custodire le chiavi del mondo. Dunque, la promessa fatta ottant’anni fa è stata mantenuta? O si è trasformata in un miraggio, in una bella facciata dietro cui persistono i divari salariali, il ricatto del lavoro, il sangue muto della violenza di genere?
A Tarquinia, introdotte dai saluti dell’assessora alla Cultura Roberta Piroli e presentate da Claudio Cantina, sarà l’autrice stessa a dialogare con la giornalista Francesca Barzini. Un faccia a faccia necessario, promosso dalla Sezione Soci Coop Etruria in collaborazione con il Comune, la biblioteca e la libreria La Vita Nova.
Sarà un pugno nello specchio. Un invito a guardare quanto cammino resta da fare, mentre fuori la sera cala sui tetti etruschi e il passato, ostinato, continua a guardarci le spalle.


















