

di Federica Salomoni
I fiori sono da sempre una passione per me.
Una travolgente passione in effetti e Officina, il mio laboratorio floreale, ne è la prova: ci sono solo fiori, piante, oggetti, candele, pezzi di design sparsi, che mi piacciono e che mi piace proporre nel caos che mi contraddistingue e che si genera da milioni di pensieri idee mixati alla mia proverbiale impazienza di fare e disfare.
Nei fiori e negli oggetti che servono a “presentarli”, passatemi il termine, si concentra la cura maggiore e appena è possibile mi piace offrire primizie. No, non qualcosa di fuori stagione come le ciliegie a Natale ma i primi primissimi prodotti che iniziano ora a sbocciare in serra per allietare le nostre case: oggi anemoni!
Sono fiori delicati ed eleganti: hanno petali che sembrano carta velina ed un colletto di tenere foglie arricciate, li amo e li amo ancora di più nei colori pastello col bottone nero, o in mazzi monocolore e monofiore il massimo dell’raffinatezza per me, anche quando sono di un in rosso chiassoso con interno bianco che li rende ancora più “rumorosi” o sono tutti viola, colore che personalmente amo come pochi ma che ai più suggerisce il lutto.
Come ogni pianta e fiore che si rispetti anche l’anemone ha un mito che lo riguarda – sbirciate nel blog di “Verdi e contenti” della mia amica Chiara troverete miti e leggende legati al mondo green.
Anemone secondo la mitologia greca è una bellissima ninfa.
Zefiro, il vento che soffia in primavera e Borea, il vento freddo di tramontana si innamorano di lei. Come nella migliore tradizione del mito i due contendenti scatenano bufere e tempeste nella tenzone facendo così arrabbiare Clori (la dea Flora per i romani) che per gelosia scaglia un incantesimo su Anemone, trasformandola in un fiore e legandola ai suoi spasimanti per sempre: il vento freddo di Borea le avrebbe fatto perdere precocemente tutti i petali così che all’arrivo del vento primaverile di Zefiro il fiore fosse già avvizzito.
A questa leggenda pare si debba la breve durata della fioritura dell’anemone di certo ad essa deve il suo nome “fiore del vento” o “soffio vitale”. Per gli Etruschi è il fiore dei morti e ancora oggi non è raro vedere le necropoli ricoperte da distese di azzurri anemoni spontanei in primavera.
A causa della brevità della sua fioritura la pianta dell’anemone e il fiore stesso, di conseguenza, nel linguaggio dei fiori sono portatori di un messaggio che rappresenta l’effimero e l’abbandono, un amore tradito, una speranza mal riposta, la brevità delle gioie d’amore sin dall’ epoca vittoriana, periodo in cui è stato di gran moda prima di essere soppiantato da varietà floreali più esotiche.
Per quel che mi riguarda continuo a consigliare anemoni in regalo, continuo a realizzare con essi composizioni e lascio il significato dei fiori che è tutto fuorché una scienza esatta – cercate quello di un fiore qualsiasi in un libro che ne tratti o in rete e troverete tutto ed il suo contrario – alle pagine di un bel romanzo di Vanessa Diffenbaugh: “Il linguaggio segreto dei fiori” in cui boccioli e rami accostanti e offerti sono la voce di Victoria, la protagonista.
La voce dei miei fiori, dei fiori che amo e arrangi, mi piace pensare si possa “sentire” nell’armonia dei colori, nelle forme degli arrangiamenti, nei vasi e nelle scatole che confeziono e che portano sempre un messaggio positivo. Anemoni compresi, anzi, nella loro bellezza così fugace leggo un invito a non perdere nemmeno un attimo della bellezza che sanno regalare.

















