
EDITORIALE – L’area si stava facendo pesante, molto pesante. C’erano 21 possibilità su 51 che il Deposito Nazionale di rifiuti nucleari finisse nella Tuscia. La Sogin infatti aveva individuato 51 aree idonee e di queste 21 nel Viterbese. Ecco perché c’era da avere paura. Non tanto perché fa paura la struttura in sé e per sé (i rifiuti da qualche parte vanno messi, anche quelli radioattivi) ma piuttosto perché c’erano seri dubbi tecnico-scientifici sulla scelta dei siti viterbesi. I Comitati No Scorie della Tuscia, con grande maturità e concretezza, avevano puntato su quest’ultimo aspetto il compasso e questo ha reso la loro protesta credibile agli occhi della popolazione che infatti ha risposto in massa alla marcia di Vulci. Per questa domenica è fissata una nuova marcia, anche se le dichiarazioni del ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin cambiano molto il clima.
“Stiamo studiando nuovi depositi di rifiuti radioattivi a bassa intensità. Abbiamo ormai scartato l’idea di un centro unico, perché è illogico a livello di efficienza, ma si può pensare di andare avanti con i 22 esistenti – ha dichiarato il ministro a La Stampa -. Inizio a scartare l’ipotesi dei miei predecessori, perché mi sembra illogico a livello di efficienza e funzionalità avere un solo centro a livello nazionale – insiste Pichetto Fratin – Significherebbe far viaggiare ogni giorno i rifiuti da Torino a Palermo. Anche la Carta nazionale dei 51 siti idonei è ormai superata. Ecco perché la valutazione che sto facendo a livello ministeriale è creare più depositi, oppure andare avanti su quelli già esistenti”.
Parole importanti. Ma che ci fosse un qualcosa di nuovo noi de La Fune l’avevamo odorato dai movimenti di Sogin, la società che si sta occupando del nucleare (vecchio e nuovo) in Italia. Sogin manda puntualmente i comunicati sulla propria attività alla nostra redazione da tempo e noi li leggiamo con attenzione. In data 19 aprile abbiamo dato una notizia Sogin interessante. Parlava di lavori nella ex centrale nucleare di Piacenza. La notizia suonava più o meno così: “La Sogin sta effettuando lavori per realizzare strutture idonee a ospitare rifiuti radioattivi di bassa e media intensità all’interno della ex centrale nucleare di Caorso” (leggi qui).
Una settimana fa una nuova notizia Sogin che abbiamo dato: “Deposito nazionale rifiuti nucleari, un sito di stoccaggio temporaneo anche all’ex centrale di Sessa Aurunca (Caserta)” (leggi qui).
In poche parole Sogin si sta muovendo per realizzare siti di stoccaggio dentro le ex centrali nucleari. Prima del referendum ne erano attive quattro. E quanto oggi dice Pichetto Fratin fa pensare che quella possa essere la nuova via. Utilizzare siti sicuri come le strutture delle ex centrali per stoccare i rifiuti radioattivi. Non più un Deposito Nazionale grande ma 4 più piccoli. Una è a Trino, nella zona di Vercelli, una a Caorso (Piacenza), una a Latina e una nel comune di Sessa Aurunca (Caserta), sul fiume Garigliano. In pratica coprono il Nord, il Centro e il Sud.
Bisognerà vedere come evolverà tutta la questione ma le parole del ministro, su un tema così delicato, debbono necessariamente essere una cosa seria. E così la Tuscia può tirare un sospiro di sollievo perché la situazione era scura davvero e le probabilità di “essere scelte” davvero alte.


















