

BAGNOREGIO – Immaginate il borgo di Civita, la celebre città che muore, aggrappata a quel ciglio di tufo che franando sembra sfidare il cielo, e lo specchio cupo, immenso, quasi magico del lago di Bolsena. Ebbene, in questo paesaggio di tufo, di silenzi antichi e di acque profonde, si è insinuato un sussurro nuovo, inatteso: l’arte contemporanea. Quella fatta di segni arditi, di visioni futuristiche, di provocazioni e lampi di genio.
Incredibile a dirsi, ma vero: la candidatura congiunta di Bagnoregio e Bolsena è balzata dritta tra le quattro finaliste per il titolo di Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028. Una di quelle notizie che lasciano sbigottiti, come quando in una notte d’estate si scorge una stella cometa dove nessuno avrebbe mai scommesso di vederla. La severa giuria del Ministero della Cultura ha vagliato i dossier, e tra le maglie della selezione sono rimaste loro, le due piccole perle della Tuscia, insieme a nomi altisonanti e blasonati come Capri, Padova e Pozzuoli.
Come sia stato possibile che due comunità così minute – minuscoli puntini nella geografia della nazione – siano riuscite a tenere testa ai giganti d’Italia è un piccolo mistero d’amore e caparbietà. Sotto la regia di Bagnoregio come capofila, un esercito silenzioso di artisti internazionali, accademici, sognatori e gente del popolo ha tessuto una trama invisibile. Hanno immaginato quel territorio aspro e magnifico non come un museo impolverato di memorie, ma come un immenso laboratorio a cielo aperto, dove il passato millenario si sposa con i linguaggi taglienti e spiazzanti del domani.
Ora la tensione sale, palpabile come l’aria immobile prima di un temporale estivo. L’appuntamento è fissato per l’8 ottobre, a Roma, nei severi palazzi del Ministero. Lì, davanti ai giudici, i sindaci Luca Profili e Andrea Di Sorte dovranno difendere il loro sogno di pietra e d’acqua. Un progetto che sa di sfida folle e meravigliosa, per conquistare quel milione di euro che potrebbe cambiare per sempre il destino di queste terre.
Nel frattempo, a Civita e a Bolsena, la gente si guarda con un misto di stupore e orgoglio. Le pietre antiche sembrano quasi aver cambiato espressione, in attesa di capire se il futuro, all’improvviso, abbia deciso di fermarsi proprio qui.


















