Narrare Viterbo
Lei se ne stava fuori della casa di Moraldo, seduta su una panca ricavata direttamente dal tronco di un vecchio olivo, e sorrideva taciturna, con una espressione soddisfatta.

Il culto dei due martiri crebbe nel tempo; i loro resti, custoditi fino al 1303 nell’abbazia di Farfa, furono riportati a Viterbo e deposti nella Cattedrale.

- Pregate quanto volete, che tutti nostri sete - e ancora - Nello Fernu v’aspettamo- I viterbesi si affidarono alla Vergine Maria, ma i demoni urlavano - Invocate la Vergine quanto vi piace, ella è tarda alle vostre suppliche e noi siamo qui per la vostra rovina-

“Sulla Strada del Signorino, che i più schivano nelle ore notturne, aleggia ancora il racconto del famoso Cataletto d’Oro, che quattro demoni traevano fuori nelle notti illuni, tra un tripudio di canti e di suoni".

Questa storia ci riconduce ad una zona di Viterbo, tra Strada Signorino, Strada Freddano e Strada Risiere, ricca di ricordi storici e leggendari, su cui torneremo.

“Nel giorno poi 5 di settembre dello stesso anno 1367, dimorando Papa Urbano in Viterbo, si sollevò qui tale tumulto che poco mancò che non ne venisse il totale sterminio della Città [...]".

Questa leggenda non fa parte delle nobiltà viterbesi, ma fu radicata nel popolo viterbese ancor prima che un colto umanista la rielaborasse a suo modo.

Anna si accarezzò con un gesto sbarazzino i capelli verdi; aveva la pelle bianca, liscia, sembrava avere non più di sedici anni, ma la voce profonda la rivelava come una donna forte, sicura di sé. L’altra parte del volto restava celata agli sguardi incuriositi degli astanti.

Alcune leggende popolari inoltre narrano che l'altare fu successivamente donato a Papa Innocenzo III, a festa della sua elezione.

A Giovanni la figura di Frisigello ricordava qualcosa, qualcuno che aveva visto da ragazzo, ma non riuscì a farne memoria, forse un antico dipinto, un affresco, gli sembrava di rammentare in una antica grotta…

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