Narrare Viterbo
“Sulla Strada del Signorino, che i più schivano nelle ore notturne, aleggia ancora il racconto del famoso Cataletto d’Oro, che quattro demoni traevano fuori nelle notti illuni, tra un tripudio di canti e di suoni".

Questa storia ci riconduce ad una zona di Viterbo, tra Strada Signorino, Strada Freddano e Strada Risiere, ricca di ricordi storici e leggendari, su cui torneremo.

“Nel giorno poi 5 di settembre dello stesso anno 1367, dimorando Papa Urbano in Viterbo, si sollevò qui tale tumulto che poco mancò che non ne venisse il totale sterminio della Città [...]".

Questa leggenda non fa parte delle nobiltà viterbesi, ma fu radicata nel popolo viterbese ancor prima che un colto umanista la rielaborasse a suo modo.

Anna si accarezzò con un gesto sbarazzino i capelli verdi; aveva la pelle bianca, liscia, sembrava avere non più di sedici anni, ma la voce profonda la rivelava come una donna forte, sicura di sé. L’altra parte del volto restava celata agli sguardi incuriositi degli astanti.

Alcune leggende popolari inoltre narrano che l'altare fu successivamente donato a Papa Innocenzo III, a festa della sua elezione.

A Giovanni la figura di Frisigello ricordava qualcosa, qualcuno che aveva visto da ragazzo, ma non riuscì a farne memoria, forse un antico dipinto, un affresco, gli sembrava di rammentare in una antica grotta…

Il Cavallo Calo non lo possiede nessuno; lui compare a volte, su questo prato, specie nelle notti di luna, sfolgorante nel suo mantello bianchissimo.

Ritta, con i bruni capelli appena mossi dal vento e la sua pelle bianca, sembrava la statua della Madonna, immobile, piena di dignità, con le braccia stese ai fianchi e il mento alto, in un gesto di nobilissima fierezza.

“Mi chiamo Sonza, porta della splendida Viterbo, ho un grande onore e privilegio perenne. Chiunque sia gravato da condizione servile se diventerà mio cittadino sarà considerato un uomo libero". Da: Lapide situata in Corso Italia, angolo via Mazzini, XIII secolo.

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