La tempesta, i demoni e la Madonna Liberatrice
Preate quanto volete
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- Pregate quanto volete, che tutti nostri sete - e ancora - Nello Fernu v’aspettamo- I viterbesi si affidarono alla Vergine Maria, ma i demoni urlavano - Invocate la Vergine quanto vi piace, ella è tarda alle vostre suppliche e noi siamo qui per la vostra rovina-

NARRARE VITERBO – Come ha insegnato anche il grande filosofo e sociologo Edgar Morin la “narrazione” è un processo culturale che, richiamandosi al mito, attribuisce identità ad una comunità, ad una città. E questa identità può essere giocata sul mercato culturale e turistico assegnando a quella comunità, a quella città, a quel territorio una particolare specificità, un particolare fascino e una singolare attrattività, anche simbolica.

Il mito non è leggenda pittoresca, non lo è mai: è spirito, è cultura, è identità, è storia, è il “noi” di una città, di una comunità. Non ne faremo oggetto di una lunga e dotta illustrazione di dove si sia originato. Se ne darà un bagliore un lampo, un suono che proviene da lontano. E poi starà a ciascuno di noi ritrovarne la presenza misteriosa tra le vie, le pietre, gli scorci della Città; da cittadini, da residenti, da visitatori, da turisti, da curiosi, da poeti.

Questa storia, che in fin dei conti narra di una terribile tempesta che investì Viterbo, è rimasta nel cuore nel popolo viterbese e generò un culto speciale per la Madonna cosiddetta Liberatrice, venerata nella Chiesa della Santissima Trinità fin dal XIV secolo. Perché anche la religione, senza la narrazione, senza il mito e senza il miracolo, non diverrebbe parte dell’identità di un popolo e non alimenterebbe la fede nel cuore dei fedeli.

Francesco Mattioli

Si legge nella Istoria di Viterbo di Feliciano Bussi (1742, testo semplificato):

“Se mai questa Città ritrovossi nelle angustie maggiori che possano immaginarsi fu senza dubbio nell’anno 1320 e particolarmente il dì 28 di maggio nella solennità della Pentecoste. Forse pei vari e tanti peccati commessi dai viterbesi, ricoprirono il cielo della Città all’improvviso nuvole così tenebrose, si udirono tuoni così formidabili, caddero fulmini così frequenti soffiarono venti così gagliardi e fecero piogge si vaste e impetuose e vi furono moti della terra terribili e si sentivano per l’aria gridi e stridori così spaventevoli che non solamente gli uomini ma gli animali d’ogni sorta fuggendo dai loro ricoveri facevano credere il subissamento della Città.

Nel frattempo correvano per l’aria copiosissime schiere di demoni sotto forma di corvi, di nottole e d’aquile molto grandi e spaventose che incessantemente gridavano: – Pregate quanto volete, che tutti nostri sete – e ancora – Nello Fernu v’aspettamo- I viterbesi si affidarono alla Vergine Maria, ma i demoni urlavano – Invocate la Vergine quanto vi piace, ella è tarda alle vostre suppliche e noi siamo qui per la vostra rovina-

Ma la Vergine, alle preghiere dei viterbesi apparendo nell’aria tutta cinta di splendori a persone d’ogni ordine, favellò: – Andate alla Chiesa della Santissima Trinità, e ivi troverete a sinistra della Cappella di S. Anna una immagine che è il mio ritratto e avanti a quella supplichevolmente invocatemi-

E andando quelli a trovare tale immagine e osservando con stupore la simiglianza con la Vergine apparsa, e bagnandola con calde lacrime, ecco che tuoni, piogge e crollamenti della terra all’improvviso cessati, videro comparire una chiarissima stella dalla quale uscì la voce di Maria che comandò alle squadre dei demoni di tornare alle loro regioni infernali, e tutti quelli precipitarno e scomparvero in tal picciolo lago perpetuamente ardente che chiamasi Bullicame.

La verità di tal miracolo risulta da libri autentici intitolati Ricordi di Casa Sacchi da Viterbo, che cominciano nell’anno 1297 e delli eventi narrati se ne disse testimone Gio. Giacomo Sacchi. I viterbesi per gratitudine di tal portento fecero fare a spese pubbliche una città tutta d’argento la quale al vivo rappresentava Viterbo ed è custodita in detta Chiesa della Santissima Trinità e viene fatta vedere da allora nei giorni di Pentecoste”.

Da Feliciano Bussi, Istoria della Città di Viterbo, 1742.

Da Memorie di Casa Sacchi, 1297-1494 

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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